Posts Tagged 'letteratura potenziale'



Esercizi arbitrari di parodia #1

Molto tempo fa avevo provato il gioco di riscrivere poesie trasformandone quasi completamente il testo ma conservandone numero di versi, metrica e rime (eventualmente sostituite con assonanze).
In questo esempio, Felicità raggiunta (di Eugenio Montale, da Ossi di seppia) diventa Primavera alfin giunta:

Primavera alfin giunta, si cammina
senza maglia di lana.
Per un torpore nuovo si vacilla,
il ghiaccio che hai sul cuore già s’incrina
(ma perché non ti tocca più chi t’ama?)

Se pensi a quelle pratiche inevase,
che tristezza! Ma schiari il tuo mattino
di dolci con la crema, e di cerase.
E sulla paglia un canto di uccellino
– cui sfugge il tuo pallore – tra le case.

Felicità raggiunta, si cammina
per te su fil di lama.
Agli occhi sei barlume che vacilla,
al piede, teso ghiaccio che s’incrina;
e dunque non ti tocchi chi più t’ama.

Se giungi sulle anime invase
di tristezza e le schiari, il tuo mattino
è dolce e turbatore come i nidi delle cimase.
Ma nulla paga il pianto del bambino
a cui fugge il pallone tra le case.

Un sonetto foscoliano tradotto da Claudio Mercandino

Claudio Mercandino, già ospite graditissimo di Piove sul bugnato con La tachisideròdromofobia e con La maraviglia è del poeta il fine, si è cimentato con le Traduzioni circolari: il sonetto foscoliano “Alla sera” è passato per il traduttore di Google attraverso ungherese, inglese, spagnolo e tedesco:

Forse a causa del silenzio mortale
Siete a me tanto cara sono immaginale
O notte! E se la fortuna corteggian
Le nubi estive e una brezza costante,

E se la neve è preoccupato per l’aria
Fenomeni e lungo universo oscuro
Egli ha inoltre affermato che il segreto
Le strade del mio cuore, una leggera pressione.

Che i nostri co-roaming “I miei pensieri sulle tracce
per andare al vuoto eterno, e fuggire, mentre
Questa volta l’autore e con lui le orde

Su di me fastidio caduta, e;
e come cerco la pace, dormire
Questo spirito combattivo piange ch’entro.

Forse perché della fatal quïete
Tu sei l’imago a me sì cara vieni
O sera! E quando ti corteggian liete
Le nubi estive e i zeffiri sereni,

E quando dal nevoso aere inquïete
Tenebre e lunghe all’universo meni
Sempre scendi invocata, e le secrete
Vie del mio cor soavemente tieni.

Vagar mi fai co’ miei pensier su l’orme
che vanno al nulla eterno; e intanto fugge
questo reo tempo, e van con lui le torme

Delle cure onde meco egli si strugge;
e mentre io guardo la tua pace, dorme
Quello spirto guerrier ch’entro mi rugge.

Un distico di un bambino

Domani è tutto vuoto e non c’è il sole,
è tutto nero e non c’è niente proprio.

Questa coppia di endecasillabi l’ho presa da una conversazione (più che altro si trattava di domande – anzi di un’unica, enorme domanda – senza risposta) con il più piccolo dei miei due figli, il bambino di cinque anni:
“Ma i giorni non finiscono mai? Non spariscono?”
“In che senso non spariscono?”
“Che domani è tutto vuoto e non c’è il sole, è tutto nero e non c’è niente proprio.”
“No, credo di no (…)”
“Non c’è mai un giorno che non ci siamo, che non c’è niente?”
“No (…)”

Poesie a motore #3

Mi è presa la febbre della poesia a motore.

Uno spettro si aggira per L’Europa: lo spettro del comunismo

Visione della luce,
senso figurato.
Splendido toro bianco
nel campo visibile
si dissolve da sé
e scompare.

(Chiavi di ricerca: spettro, aggirarsi, l’Europa, spettro, comunismo)

Poesie a motore #2

Un’altra poesia a motore. Questa volta sono partita da “Proletari di tutto il mondo, unitevi!”

Sola ricchezza:
quindicinale
tempo libero.
Questa settimana
musica zingara.

Chiavi di ricerca: proletari, di tutto, il mondo, unirsi

Poesie a motore

Grazie ad uno spunto offertomi dal compagno di giochi Claudio Mercandino in una conversazione on line (sempre sia lodata la Rete, sempre siano lodati i social network) ho pensato ad un nuovo esperimento di letteratura potenziale (*) e dunque ad una nuova contrainte: partendo da un verso noto (o dall’incipit di un’opera), si fa una ricerca su Google per ognuna delle parole (sostantivi e aggettivi) contenute nel verso stesso: nella prima pagina trovata, si cerca la frase che meglio si presta ad essere usata come verso della nuova poesia; si procede in questo modo fino all’ultima parola.

Esempio
Versi di partenza: nel mezzo del cammin di nostra vita / mi ritrovai per una selva oscura
Chiavi di ricerca: mezzo, cammino, vita, ritrovarsi, selva, oscura

Via di Priscilla
quando il mondo era pagano
– condizione propria della materia vivente.
Camminare con la memoria,
godere del mare
che non riusciamo a trovare.

P.S. Per “vita” non è stata utilizzata la prima pagina visualizzata dal motore di ricerca ma la terza, quella di Wikipedia

(*) OULIPO, La letteratura potenziale (Creazioni Ri-creazioni e Ricreazioni), edizione italiana di Ruggero Campagnoli e Yves Hersant, Clueb, Bologna, 1985; www.oplepo.it

Che la paura rinova pensione, Neil! (Inferno I, 1-18)

Utilizzando l’apposito strumento di Google, come già qui, ho tradotto le prime sei terzine del primo canto dell’Inferno dall’italiano al turco, dal turco all’inglese e dall’inglese all’italiano. Il risultato è questo:

Neil mezzo del Cammin nostre vite, i nostri dèi
Uno dei miei ritrovai da selva oscura
Che la diritta metro smarrita piombo.

Ai, quanto sia difficile padrona, la qualità della Cosa dir
Forse l’estate Selvaggia Aspra selva
Che La paura rinova pensione, Neil!

Che Poco Più tant’è morte dolorosa;
Ch’in del trattar io ‘ma costretto Trovan,
crudele e inumano di una prostituta glucosio v’ho l Ch’in più richieste.

Io sono, io sono così com’i John ha visto v’intrai
Quel punto completo dei tant’era sonno
Che la via abbandonai a destra.

Ma poi Ch’in, ‘sono stato devotamente Giunto mano d’un colle,
I limiti di Dove la valle Quella
Che m’avea Paura compunto il cuore degli dei,

Guarda alto, vide al di fuori del Spall le
Gia indossare il ‘Raggi del Pianeta
Mena Che Dritto Altrui ogne percorso.

    Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura
ché la diritta via era smarrita.
    Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura!
    Tant’è amara che poco è più morte;
ma per trattar del ben ch’i’ vi trovai,
dirò de l’altre cose ch’i’ v’ho scorte.
    Io non so ben ridir com’i’ v’intrai,
tant’era pien di sonno a quel punto
che la verace via abbandonai.
    Ma poi ch’i’ fui al piè d’un colle giunto,
là dove terminava quella valle
che m’avea di paura il cor compunto,
    guardai in alto, e vidi le sue spalle
vestite già de’ raggi del pianeta
che mena dritto altrui per ogne calle.

Altri alessandrini: una poesia da prosa sulla poesia

Questa volta ho cercato versi alessandrini in un bel testo di Valerio Magrelli, Che cos’è la poesia?, ricavandone una poesia da prosa sul tema della poesia. Praticamente un capogiro. Il numero tra parentesi indica la pagina dalla quale è tratto l’alessandrino.

In una profumata | notte di primavera, [11]
è qui che prende corpo | la parola dipinta. [9]
Ogni poesia sembra | un’isola d’inchiostro, [23]
un litorale nero | battuto dalle onde, [24]
la vela senza barca, | o il vento senza vela. [18]
Inutile però | negare l’evidenza. [8]
Quando scende il tramonto | svanisce la poesia. [25]
Quando un gabbiano arriva | lei se ne vola via. [25]


Alessandrini di Liberazione

Anche nelle Schegge di Liberazione, l’ebook che ha ospitato il poemetto acrostico sulla Resistenza,  si annidavano versi alessandrini utili alla composizione di poesie da prose; ne ho trovati un po’:

Ricordò l’aula fredda | con le macchie di umido
davanti alla Geloso a | sentire Radio Londra
quel freddo senza dio | in quel grigio di niente
i tedeschi che avevano | occupato la villa
una lingua orribile | e ancora sconosciuta
i tedeschi che vide | passare su un camion
dietro stava legato | un uomo, un partigiano,
impiccato all’alba | al passaggio a livello.

Attraversare a piedi | campagne disastrate
l’umore della terra | smemorata e molle
senza maï voltarsi | durante quel tragitto:
Tiri dritto in quel fango | impastato di morti
affamati di vita e | di libertà e di sogni.

I ricordi bisogna | maneggiarli con cura
perché la Resistenza | non è un libro di storia.

Le fonti, dal primo all’ultimo verso (i due alessandrini contrassegnati dall’asterisco provengono da Schegge di Liberazione 2011, tutti gli altri da Schegge di Liberazione outtakes):
(1) “Batchiara”, Il volo della colomba, p. 58
(2) Cristiano Micucci “Mix”, Onde corte, p.15
(3) Betta Bertozzi “simon crubellier”, Il tavolo di mio padre, p. 196
(4) Cassandra Rofi “La Civetta”, Meleto p. 64
(5) Federico Pucci “Cratete” , Pressione + Tempo p. 81 (*)
(6), (7), (8) Cassandra Rofi, cit., p.65
(9) Federico Giacanelli “Bolso”, feat. Elena Giacanelli Boriosi “una ragazza del 1931”, Di madre in figlio, p. 207
(10) Federico Pucci “Cratete” , cit., p.81 (*)
(11) Ludovica Anselmo, Storia di Anna e Anselmo, p. 144
(12), (13) Betta Bertozzi “simon crubellier”, Il tavolo di mio padre, p.  197, 198
(14) Federico Giacanelli “Bolso”, cit., p. 205
(15) Franco Broccardi “baskerville”, Ohm, p. 133


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