Posts Tagged 'giochi di parole'



Anagrammi della notte di San Lorenzo

Rallentando sento ozi,
allietando non sterzo.
Stelle danzanti? No, oro.
Danzano stelle? No, rito:
saranno notti del zelo,
solo letti danzeranno.
Ronzano lente. Stolida.

Ogni verso è l’anagramma di “la notte di San Lorenzo”

Una fanfola in musica

Nel 2007 la nuova edizione di Gnòsi delle Fanfole di Fosco Maraini esce con allegato CD: le 21 tracce sono altrettante poesie musicate da Stefano Bollani e Massimo Altomare (se ne parla diffusamente qui). La prima, la bellissima Il giorno ad urlapicchio, è recitata dallo stesso Fosco Maraini, che aveva accolto con entusiasmo il lavoro di Bollani e Altomare (il disco era già uscito nel 1998 e le fanfole erano state cantate dal vivo in diversi teatri), avendo sempre sostenuto che la poesia metasemantica andasse letta ad alta voce o cantata.
Questa è E gnacche alla formica:

E gnacche alla formica

Io t’amo o pia cicala e un trillargento
ci spàffera nel cuor la tua canzona.
Canta cicala frìnfera nel vento:
E gnacche alla formica ammucchiarona!

Che vuole la formica con quell’umbe
da mòghera burbiosa? È vero, arzìa
per tutto il giorno, e tràmiga e cucumbe
col capo chino in mogna micrargìa.

Verrà l’inverno sì, verrà il mordese
verranno tante gosce aggramerine,
ma intanto il sole schìcchera gigliese
e sgnèllida tra cròndale velvine.

Canta cicala, càntera in manfrore,
il mezzogiorno zàmpiga e leona.
Canta cicala in zìlleri d’amore:
E gnacche alla formica ammucchiarona!

Alessandrini di Liberazione

Anche nelle Schegge di Liberazione, l’ebook che ha ospitato il poemetto acrostico sulla Resistenza,  si annidavano versi alessandrini utili alla composizione di poesie da prose; ne ho trovati un po’:

Ricordò l’aula fredda | con le macchie di umido
davanti alla Geloso a | sentire Radio Londra
quel freddo senza dio | in quel grigio di niente
i tedeschi che avevano | occupato la villa
una lingua orribile | e ancora sconosciuta
i tedeschi che vide | passare su un camion
dietro stava legato | un uomo, un partigiano,
impiccato all’alba | al passaggio a livello.

Attraversare a piedi | campagne disastrate
l’umore della terra | smemorata e molle
senza maï voltarsi | durante quel tragitto:
Tiri dritto in quel fango | impastato di morti
affamati di vita e | di libertà e di sogni.

I ricordi bisogna | maneggiarli con cura
perché la Resistenza | non è un libro di storia.

Le fonti, dal primo all’ultimo verso (i due alessandrini contrassegnati dall’asterisco provengono da Schegge di Liberazione 2011, tutti gli altri da Schegge di Liberazione outtakes):
(1) “Batchiara”, Il volo della colomba, p. 58
(2) Cristiano Micucci “Mix”, Onde corte, p.15
(3) Betta Bertozzi “simon crubellier”, Il tavolo di mio padre, p. 196
(4) Cassandra Rofi “La Civetta”, Meleto p. 64
(5) Federico Pucci “Cratete” , Pressione + Tempo p. 81 (*)
(6), (7), (8) Cassandra Rofi, cit., p.65
(9) Federico Giacanelli “Bolso”, feat. Elena Giacanelli Boriosi “una ragazza del 1931”, Di madre in figlio, p. 207
(10) Federico Pucci “Cratete” , cit., p.81 (*)
(11) Ludovica Anselmo, Storia di Anna e Anselmo, p. 144
(12), (13) Betta Bertozzi “simon crubellier”, Il tavolo di mio padre, p.  197, 198
(14) Federico Giacanelli “Bolso”, cit., p. 205
(15) Franco Broccardi “baskerville”, Ohm, p. 133

Altri alessandrini-cicatrici

Ho continuato a cercare versi alessandrini in Cicatrici, come avevo già fatto qui.

Amavo i materassi | grandi in solitaria,
quelli dove ti puoi | muovere senza intralci
e se ti piace nuoti | e se ti piace scalci:
mi viene una tristezza | addosso che non so.

Fonti:
(1,2,3) Mitia Chiarin “Fatacarabina”, Il drago, p.50
(4) Marco Manicardi “Many”, Niente, p.135

N.B. I primi tre versi li ho trovati già in forma alessandrina  e con una bella rima, benché inglobati in una frase più lunga (e non so se l’autrice ne fosse consapevole, quando li ha scritti).

Alessandrini – cicatrici

Qua ho provato a saccheggiare l’ebook Cicatrici di Barabba Edizioni (quello che contiene anche una Cicatrice acrostica) alla ricerca di alessandrini utili per comporre poesie da prose. Sono sicura che troverò ancora altro, per ora c’è questo (ho separato con un segno i settenari all’interno di ogni verso, perché mi pare che il ritmo, così, sia più chiaro):

Le cicatrici sono | sempre dei mostri orrendi,
demoni che la notte | disturbano il sonno.
Le ossessioni hanno sempre | una punta, uno spigolo,
le più banali sono | cartelli di pericolo.
Ti serve tanto tempo | per poterne parlare
un po’ perché non vuoi, | un po’ perché non puoi.

Le fonti, dal primo all’ultimo verso:
(1) Giulia Blasi , Bar Primavera, p. 244
(2) il Many, Barabba, Più o meno un’introduzione, p.12
(3) Elena Marinelli “osvaldo”, Il buco, p. 113
(4) Fabrizio Chinaglia “Bicio”, Il callo alla vita delle lucertole, p. 97
(5, 6) Sergio Pilu “[SirSquonk]”, Metal detector (mi sa che domani piove), p. 86

Alessandrini presi in prestito – 2

Il procedimento è quello spiegato qui. Questa volta, ho sfogliato Madame Bovary e due libri di Erri De Luca:

La pesca del mattino, il ritorno alla spiaggia,
un’isola sdraiata in mezzo all’orizzonte,
il metro di distanza tra i suoi piedi e il mare;

come un lenzuolo umido, il freddo della calce,
e perfino le palpebre che ogni tanto sbatteva
solo, di faccia al fuoco, su una piccola tavola:

furono tutto quello che ho saputo del mondo.

Le fonti, dal primo all’ultimo verso:
(1) Erri De Luca, Tu, mio, Feltrinelli, 2003 (sesta ediz.), p.37
(2) Erri De Luca, Aceto, arcobaleno, Feltrinelli, 2002 (settima ediz.), p.10
(3) Erri de Luca, Tu, mio, cit. p.20
(4) Gustave Flaubert, La signora Bovary, traduzione di Natalia Ginzburg, Einaudi 1983, p.104
(5) ivi, p. 97
(6) ivi, p. 29
(7) Erri De Luca, Aceto arcobaleno, cit., p.10

Cicatrice acrostica

Questo è il mio contributo a Cicatrici, un ebook collettivo di Barabba Edizioni.
L’intero ebook si può leggere e scaricare (pdf, epub o mobi) seguendo il link.

(Senza titolo)

(Posizione)
Basso ventre.

(Cause)
Taglio cesareo.

(Conseguenze)
Avrei voluto essere capace di scrivere qualcosa sulla cicatrice lasciata da due tagli cesarei, qualcosa a proposito di questo: io non lo so quante volte ripensa al parto una donna che ha partorito spontaneamente (mi pare si dica così), ma so che una cicatrice come quella lasciata da due tagli cesarei ti fa ripensare continuamente a quelle due volte che hai sentito tutto un tramestio senza avvertire dolore, tutta una serie di scuotimenti e di manovre che non riuscivi bene a interpretare e poi hai sentito finalmente un pianto e poi ti hanno avvicinato un piccolissimo bambino e quando la sua guancia ha sfiorato la tua, il pianto è immediatamente cessato (ed è iniziato il tuo) e la cosa bruttissima è stata che il gesto istintivo di abbracciare, di toccare con le mani è stato frenato da certi legacci che bloccavano le braccia. E insomma, tutto questo, se non ci fosse altro motivo per ricordarlo, ci penserebbe la cicatrice a fartelo ricordare, praticamente ogni giorno.
Avrei voluto essere capace di scrivere per bene su questo, poi ho ripiegato su un acrostico:

Cesareo.
Intervento chirurgico,
attesa terminata,
roseo infante,
cicatrice imperitura.

Poesie da prose, ovvero alessandrini presi in prestito

Il verso alessandrino si compone di due emistichi di almeno sei sillabe ciascuno. Nella metrica francese si tratta di un doppio esasillabo; in quella italiana, di un doppio settenario.
Gli Oulipiani propongono un esercizio di composizione poetica a partire da versi alessandrini da cercare all’interno di testi in prosa. Si tratta di un collage che dà origine a poesie da prose. (*)

Ho scelto un testo di George Simenon e uno di Luigi Pintor e mi sono messa a cercare. Ne è venuto fuori questo:

Spesso a quest’ora vado su e giù a lenti passi.
Temo che non mi basti l’animo e che la morte,
che qualcuno si celi dietro quell’apparenza:
un tipo trasandato, dal fisico infelice
e di un soffio di vento e di un suono ha paura.

Risate femminili, fumo di sigaretta
si avvita verso il cielo e si perde nella notte.
Senza pensare a niente (questa è la mia intenzione)
guardo l’aria imbrunire e calare la notte,
i cocci di bottiglia di cui il muro è pieno…

Le fonti, dal primo all’ultimo verso:
(1) Luigi Pintor, I luoghi del delitto, Bollati Boringhieri, 2003, p. 66
(2) ivi, p. 11
(3) ibidem
(4) George Simenon, Maigret e i testimoni recalcitranti, Traduzione di Ugo Cundari, Adelphi Edizioni, 2006, p. 53
(5) Luigi Pintor, cit., p. 23
(6) George Simenon, cit., p. 101
(7) Luigi Pintor, cit., p. 11
(8) ivi, p. 66
(9) ibidem
(10) George Simenon, cit., p. 130

P.S. Mi ha dato molta soddisfazione la citazione montaliana finale.

(*) Di poesie da prose si parla in OULIPO, La letteratura potenziale (Creazioni Ri-creazioni e Ricreazioni), edizione italiana di Ruggero Campagnoli e Yves Hersant, Clueb, Bologna, 1985, pp.203-210

Anagrammi del solstizio d’estate

Zitto. Sole, distesa
diletta, ozi, stesso
sesso, le dita… Zitto.

Dettasti zoo, lessi
Ossi. Dettasti zelo,
lessi Tadzio, testo
d’esteta. Solstizio
di seta. Lesso. Zitto.


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