Posts Tagged 'giochi di parole'

Un’analisi del voto

21 maggio 2012: al ballottaggio per le elezioni amministrative, il centrodestra subisce una pesante sconfitta e il centrosinistra raggiunge buoni risultati un po’ ovunque ma non a Parma, dove il Movimento 5 stelle elegge il proprio candidato sindaco con il 60,23% dei voti.

L’analisi del voto nel centrosinistra: “A parte il parmigiano, reggiamo”

Una testata giornalistica

Questo blog non è, come si sa, una testata giornalistica. Ciò che si vede in questo video è invece indiscutibilmente una testata giornalistica.

http://video.repubblica.it/embed/cronaca/tg5-la-testata-in-diretta-del-giornalista-a-paolini/79784/78174&width=320&height=180

Calembour d’autore / 1

«Che roba è, il suo curriculum vitae
«È lo svolgimento della sua vita di corsa» disse Soliman.
«Bene. Mi piace capirle, le cose.»
Fred Vargas, L’uomo a rovescio, in La trilogia Adamsberg, Einaudi Stile Libero, 2009, pag.522

«La cattedrale di Strasburgo. Dice che ho un ego grande come la cattedrale.»
[…]
«Un edificio gotico per un ego, per un ego-tico. È un simpaticone, il suo Trabelmann?»
Fred Vargas, Sotto i venti di Nettuno, Einaudi Stile Libero, 2005, pagg. 92-93.

Neutrino – Poesiola anagrammatica ermetica

Non eri tu,
tu, in nero.
Un intero
uno in tre,
un e trino.
Tu né orni
né urti. No,
ire tu non
nutri. E no,
non eri tu.

Ircocervi

Il gioco dell’ircocervo è più antico del suo nome. Il suo nome credo di averlo inventato io, invitando qualche anno fa i lettori dell’Espresso a fondere tra loro due nomi famosi e a fornire una definizione del nuovo personaggio.
(Umberto Eco, dalla prefazione al volume ‘900 di Massimo Bucchi, Edizioni La Repubblica, 1998. La prefazione si può leggere qui)

In questi miei tentativi, al nuovo personaggio corrisponde il titolo di un’opera:

Tolkien Heads: True stories della Terra di Mezzo
Sandro Pennac: Ultime notizie dalla famiglia: un po’ di febbre
Chubby Checker Dickens: Le avventure di Oliver Twist again
Il più famoso romanzo di Louisa Mary Quant Alcott: Piccole gonne
Boris Evian: Sputerò acqua minerale sulle vostre tombe
Piergiorgio Odifreddie Mercury: Boolean rapsody
Salvatore Di Giacomo Leopardi: Alla luna a Marechiaro
Amedeo Wu Minghi: 1954
Walt Disney Whitman: Capitano Nemo, mio capitano Nemo
Francesco Puccini: Ma il mio mistero è chiuso in Via Paolo Fabbri, 43
Claudio Pancho Villa: Granata
Tinto Brassens: Hécatrombe
Gertrude Eisenstein: La corazzata Potëmkin è La corazzata Potëmkin è La corazzata Potëmkin è La corazzata Potëmkin
Martin Luther King Crimson: I have a Vrooom
Sandro Curzi Malaparte: La pellerossa
Giulio Cesare Ragazzi: De bello calvico
Immanuel Cantor: Critica della matematica pura

Su Lessico e Nuvole di Stefano Bartezzaghi, dove è capitato più volte di giocare con gli ircocervi, ne ho ritrovati alcuni che mi piacciono molto:
Charles Azcavour: Com’è triste l’Italia
Moira Orff: Cofana Burana
Raimond Quino: Esercizi di Mafalda
Lucio Balla: Futur

(I primi due sono di Duccio Battistrada, gli altri due di Marco Tocci.)

Otto settembre

L’otto settembre è l’anniversario del mio matrimonio; lo vorrei celebrare con una poesiola anagrammatica:

Metto borsette,
ombretto. Testè
rombo stette. Te
smetterò, botte.

Temo strette? Bo’!
Setto trombe, te,
ombre, tette, ‘sto
otto settembre.

(Ci sarebbe anche un altro verso che però, per pudore, non appare.)

Due limerick estivi e uno di inizio settembre

Un giovane turista in quel d’Ajaccio,
tra un bagno e l’altro, un bacio ed un abbraccio
e altre cose platoniche,
subì napoleoniche
celebrazioni. E mormorò: “Soggiaccio”.

Un giovanotto ch’era in ferie a Cervia
cercava ansioso una salita impervia:
“Vorrei stare in montagna,
che ci faccio in Romagna?”
Però non era mosso da protervia.

Un poeta mediocre in quel di Cori
dei classici imitava versi e ardori.
Un giorno, incontenibile,
volle osar l’impossibile:
“Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori…”

Il primo è per il Many, il secondo per Prudencio Indurain, due amici di social network.

Acrostici fuori stagione

Il giorno di ferragosto mi è sembrata la data più adatta per ripescare le poesiole acrostiche scritte per il PslA 2010; la sollecitazione che mi ha definitivamente convinta è arrivata dal mio bambino di 4 anni, che stamattina ha pensato bene di farci ascoltare Jingle bells, chissà perché.
C’è una persona che su FriendFeed, ogni anno dal 2003, raccoglie un po’ di post di blogger e ne fa un e-book collettivo più o meno natalizio, che si intitola
“Post sotto l’albero”. Questa persona si chiama [Sir] Squonk e l’e-book completo si può scaricare qui
All’invito per il PslA 2010 ho risposto anch’io, con alcune trascrizioni acrostiche di poesie note. La contrainte: leggendo in successione le iniziali di tutte le parole che compongono ogni poesia, si ottiene
Post sotto l’albero, il che riconduce al tema natalizio finanche il passero solitario.
Le poesie che ho scelto e trasformato sono:
Natale (G. Ungaretti), Di un Natale metropolitano (E. Montale), Natale al Caffè Florian (F. Fortini) e Il passero solitario (G. Leopardi). Si tratta di poesie sicuramente note; ciononostante, ho riportato i testi originali (escludendo soltanto Il passero solitario) per un confronto immediato.

A mo’ di manifesto programmatico con dedica, ne ho composta una che non ha nessun riferimento a testi già esistenti.

Sotto l’albero di poesie

Prenderei Ossi, Satura, tutto:
sospenderei ogni tomo, tutto ornerei
l’albero: luccicherebbe, brillerebbe
e risplenderebbe. Orsù!

(Perché ognuno sappia
trastullarsi, sentire odi,
tollerare taluni obbrobri:
lietamente,
amici lontani,
blogger eccelsi,
recovi omaggi.)

*
Natale
Giuseppe Ungaretti

Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade

Ho tanta
stanchezza
sulle spalle

Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata

Qui non si sente
altro
che il caldo buono

Sto
con le quattro
capriole
di fumo
del focolare

Traduzione acrostica:

Preferisco, obliato, sostare,
trascurare strade ostiche,
trovare tepore.
Ora lasciatemi
abbioccare,
levate babbinatale
e renne,
ora.

*
Di un Natale metropolitano
Eugenio Montale

Un vischio, fin dall’infanzia sospeso grappolo
di fede e di pruina sul tuo lavandino
e sullo specchio ovale ch’ora adombrano
i tuoi ricci bergère fra santini e ritratti
di ragazzi infilati un po’ alla svelta
nella cornice, una caraffa vuota,
bicchierini di cenere e di bucce,
le luci di Mayfair, poi a un crocicchio
le anime, le bottiglie che non seppero aprirsi,
non più guerra né pace, il tardo frullo
di un piccione incapace di seguirti
sui gradini automatici che ti slittano in giù…

Traduzione acrostica:

Penduli ornamenti
sul tuo specchio ovale,
tintinnìi, trastulli.
Orpelli londinesi austeri,
luci.
Bevute evitate, rotaie, oblio.

*
Natale al Caffè Florian
Franco Fortini

La nebbia rosa
e l’aria dei freddi vapori
arrugginiti con la sera,
il fischio del battello che sparve
nel largo delle campane.
Un triste davanzale,
Venezia che abbruna le rose
sul grande canale.
Cadute le stelle, cadute le rose
nel vento che porta il Natale.

Traduzione acrostica:

Pensoso occhieggiare
sotto tettoie serenissime.
Onusti tavolini
tristemente officianti.
Libeccio, acque languide, bruma
e rose offuscate.

*
Il passero solitario
Giacomo Leopardi

Passero,
olimpico sulla torre,
solingo osservi,
tranquillamente trilli.

Ottenebrato leggermente,
amore, lusinghe, bellezza evito,
rosicando oltremodo.

Un limerick archeologico

Un archeologo in gita a Selinunte
guardando quelle mètope consunte
pensò: “Di questo tempio
il tempo ha fatto scempio.
Oh, come tutto quanto è transeunte!”


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