Posts Tagged 'Claudio Mercandino'

Endecasillabi di Claudio Mercandino, a tre anni dalla settimana di passione endecasillaba

Il 20 aprile 2013, Giorgio Napolitano veniva eletto Presidente della Repubblica, per la seconda volta e in un contesto di grande caos. Qui si celebrò – per così dire – l’evento, con un paio di quartine alle quali seguirono i commenti di alcuni amici, in un crescendo che culminò con i versi ispirati dalla nascita del governo Letta, quello delle larghe intese. Ricordando quella settimana di passione endecasillaba, l’amico e compagno di giochi Claudio Mercandino ha scritto questi nuovi endecasillabi.

Tre giri fé la Terra intorno al Sole
da quella ria semana di travagli:
pel tristo tradimento ancor mi duole
di quelle centoun serpi a sonagli,

serpi che il nido avrebbero allestito
ben presto nel palazzo dei Senesi
dove si trasferì e tenne convito
il Guelfo cacciaballe. In pochi mesi,

dopo la grande beffa – “Stai sereno!” –
così il Gonfaloniere e i suoi sodali
(ofidi che il partito crebbe in seno)
nei dorsi amici infissero i pugnali.

Or da due anni e più regna il Cialtrone
e a picconate, nomoclasta, abbatte
del povero i diritti, e del padrone
s’industria a agevolar le malefatte;

repubblica trasforma in signoria,
gli etruschi infila in ogni istituzione
e, con la sua devota oligarchia,
del Cavalier si mostra quasi un clone.

Ma “tosco”, a ben pensar, vuol dir veleno
e, s’è una banca, è infida assai l’Etruria,
e, se ai suoi tanti “gufi” porre freno
vuole Matteo, ricorre a sprezzo e ingiuria.

Che dire poi dell’Elena graziosa
che i maldicenti dicon fonte d’estro?
Dalla provincia vien tanto insidiosa
che fu della P2 del Gran Maestro!

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Una parodia leopardiana di Claudio Mercandino

A un anno dall’elezione dell’attuale Presidente della Repubblica, ho rievocato su un social network gli endecasillabi di una domenica, ai quali era seguita, grazie ai tanti commenti e interventi dei lettori, la settimana di passione endecasillaba. L’amico Claudio Mercandino ha risposto con questa bella parodia:

O grazïosa amica, io mi rammento
che, or volge l’anno, verso questo Colle
io prendea pien d’angoscia ad imprecare:
e tu poetavi allor sul Quirinale
siccome or fai, che tutto qui ricordi.
Ma nebuloso e tremulo di rabbia
che mi sorgea dal petto, alle mie luci
il tuo verso apparia, che travagliosa
politica era: ed è, né cangia stile,
or che Matteo s’impose. E pur mi giova
la ricordanza, e il noverar l’etate
del mio ululare. Oh come grato occorre
in lizza elettoral, quando ancor lungo
la speme e breve ha la memoria il corso,
il rimembrar delle passate cose,
ancor che triste, e che il dispetto duri!

(il canto originale, qui)

Endecasillabi di Claudio Mercandino / I morti di Lampedusa

Claudio Mercandino ha inviato ieri questi endecasillabi, come commento agli endecasillabi del silenzio ispirati dalle sue foto.  Credo che meritino un post a sé. 

Brucia la tolda ingombra di destini
e quel fuoco sull’acqua che, dai flutti
rifratto in mille lampi, sui confini
del buio a noi traghetta pianti e lutti,

illumina una Guernica moderna.
Sguardi persi nel nulla, digrignate
bocche, supplici mani in un’eterna
atroce fissità pietrificate,

membra sconvolte, pelli scure, ed occhi
che lancian mute grida, e poi le gole
senza respiro, il sale, ed i ginocchi
a terra, e labbra vuote di parole.

Guizzi di stagno, lampi nelle reti,
metallici riflessi su quel molo,
tra l’agonia dei saraghi e i segreti
dei volti immoti sotto i teli, al suolo:

lei tace e guarda, e bagna di dolore
il mondo, e il disperato lacrimare,
alla speranza uccisa umido fiore,
si mischia con le amare onde del mare.

Endecasillabi del silenzio #4

Claudio Mercandino ha pubblicato sul suo profilo facebook una serie di fotografie accompagnate da questo testo: 

30 settembre 2013. Questa mattina tredici migranti sono morti nelle acque di Scicli mentre sbarcavano da una carretta del mare. Le coste della Sicilia offrono diverse testimonianze di analoghi episodi. Davanti a Calamosche, nei pressi di Noto, c’è ancora adesso un barcone incagliato come un monumento alla disperazione. Al porto di Portopalo le numerose imbarcazioni arrivate dai paesi del Nordafrica sono state tirate in secca e “spiaggiate” su un molo. Sembrano mostri marini morti, piegate su un fianco, ciascuna con un numero sulla chiglia: quello, impressionante, delle persone che trasportava.

barcheMercandino

 

Le immagini di quelle barche mi hanno ispirato nuovi endecasillabi del silenzio:

A volte nel silenzio sono avvolte
e soffocate voci disperate
di vite uccise e di anime stravolte
dall’orrore, e battute e calpestate.

È un silenzio che altro silenzio chiede
o altre grida che sciolgano il groviglio
degli echi del dolore, e che scompiglio
portino nella pietas di chi siede

davanti a teleschermi illuminati?
E in quale abisso siamo sprofondati?

altri endecasillabi del silenzio sono qui

Un sonetto foscoliano tradotto da Claudio Mercandino

Claudio Mercandino, già ospite graditissimo di Piove sul bugnato con La tachisideròdromofobia e con La maraviglia è del poeta il fine, si è cimentato con le Traduzioni circolari: il sonetto foscoliano “Alla sera” è passato per il traduttore di Google attraverso ungherese, inglese, spagnolo e tedesco:

Forse a causa del silenzio mortale
Siete a me tanto cara sono immaginale
O notte! E se la fortuna corteggian
Le nubi estive e una brezza costante,

E se la neve è preoccupato per l’aria
Fenomeni e lungo universo oscuro
Egli ha inoltre affermato che il segreto
Le strade del mio cuore, una leggera pressione.

Che i nostri co-roaming “I miei pensieri sulle tracce
per andare al vuoto eterno, e fuggire, mentre
Questa volta l’autore e con lui le orde

Su di me fastidio caduta, e;
e come cerco la pace, dormire
Questo spirito combattivo piange ch’entro.

Forse perché della fatal quïete
Tu sei l’imago a me sì cara vieni
O sera! E quando ti corteggian liete
Le nubi estive e i zeffiri sereni,

E quando dal nevoso aere inquïete
Tenebre e lunghe all’universo meni
Sempre scendi invocata, e le secrete
Vie del mio cor soavemente tieni.

Vagar mi fai co’ miei pensier su l’orme
che vanno al nulla eterno; e intanto fugge
questo reo tempo, e van con lui le torme

Delle cure onde meco egli si strugge;
e mentre io guardo la tua pace, dorme
Quello spirto guerrier ch’entro mi rugge.

La maraviglia è del poeta il fine

L’amico Claudio Mercandino, autore della Tachisideròdromofobia, mi ha mandato sotto mentite spoglie l’anagramma del suo nome-e-cognome, che non sono riuscita subito a decifrare. Dopo un po’ di attesa, mi ha inviato questi versi:

Cara Alessandra, non riconosciuto,
vivo il mio triste ed abbacchiato dramma:
neppur l’occhio celanico tuo acuto
seppe intuir del nome l’anagramma!

(La cosa non è poi così balorda,
poiché vuol dir che i miei mescolamenti
Célano ben l’identità, e pur sorda
riman l’orecchia e dura ai disattenti).

Quando, entusiasmandomi oltremodo per quegli endecasillabi, li ho definiti, nella risposta all’autore, una meraviglia, me ne sono arrivati altri:

La maraviglia è del poeta il fine
(e pure del Merkanda, quando riesce)
sicché, quando ricama le sue trine
nuotando tra le rime come un pesce,

talor trae nell’inganno chi, distratto,
guarda attraverso un culo di bottiglia
così da equivocar topo per gatto.
Già, è del poeta il fin la maraviglia.

Limerick per il compleanno di Claudio Mercandino

Oggi è il compleanno di Claudio Mercandino, amico e compagno di giochi di parole. Questi sono i miei auguri per lui

Un mite giornalista di Torino
un giorno delirò: “Sono uno e trino!”
In realtà la sua festa
si celebrava, mesta,
poco prima di quella del Bambino.

La tachisideròdromofobia

Piove sul bugnato non può non ospitare questi endecasillabi sulla Val di Susa, scritti dall’amico Claudio Mercandino.

La tachisideròdromofobia (1)
di cui patisce, intera, la Val Susa
è invero una temibil malattia
che chi non vuol la Tav di norma accusa.

Con sintomi special si manifesta:
si fan cortei, presìdi, lai, striscioni,
ad ogni ora del giorno si protesta
con slogan, blocchi, strilli e imprecazioni.

Il motto dei “pazienti” è “Sarà dura”
e il morbo non ha alcuna medicina:
ancor non si trovò un’acconcia cura
e il clima nella valle s’incasina.

Ma c’è chi affetto è poi da un male opposto
e pel veloce treno è uscito pazzo:
ha un sogno, ed è vedere ad ogni costo
il Tgv sfrecciare come un razzo.

Il simbol suo è un’intrepida trivella,
ché ogni montagna vuole trapanare,
e, avendo il proprio buco ogni ciambella,
l’acqua perfin vorrebbe sforacchiare.

Il fatto è che, in cotal caldo scenario,
del siderodromòfil (2) questo è il bello:
disposto è al rapidissimo binario
aprir la strada a suon di manganello!

(1) Tachisideròdromofobia: da tachys (veloce), sideros (ferro), dromos (strada), fobos (odio), ostilità per il treno veloce
(2) Siderodromòfilo: amante dei treni


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