Archive for the 'luoghi anagrammati' Category

Luoghi a(nagram)mati: a Capo Sounion

http://www.athensattica.gr/it/you-are-here-3/what-to-see/neighborhoods/item/9440-cape-sounion

L’immagine viene da qui

Quell’anno fu veramente cupo – come l’anagramma ha puntualmente svelato – ma rischiarato da un viaggio in Grecia (viaggio di istruzione, come si direbbe oggi – gita scolastica, come dicevamo allora), il cui ricordo più intenso è legato a Capo Sounion, il promontorio all’estremità meridionale dell’Attica dal quale si tuffò, per annegare, Egeo. Suo figlio Teseo, partito per Creta, gli aveva promesso che, se avesse sconfitto il Minotauro, al suo ritorno verso Atene avrebbe issato vele bianche, ma se ne dimenticò: Egeo, scrutando il mare da Capo Sounion, vide avvicinarsi vele nere e, convinto che Teseo fosse morto, si uccise annegando nel mare che avrebbe preso il suo nome.
Nel mio ricordo, dei resti dei templi dedicati a Poseidone e ad Atena c’era solo una colonna bianchissima contro l’azzurro di cielo e mare nella primavera inoltrata. Una sola colonna o forse due, ma sicuramente quella sulla quale è incisa la firma di Lord Byron (che fosse autentica non ci ho creduto nemmeno allora). L’incanto del momento mi fa ricordare quella colonna come se fosse stata ionica, elegantissima e snella, e non dorica come, invece, è. Ricordo Capo Sounion come un’oasi, come un respiro di bellezza in un tempo vissuto in apnea.

A Capo Sounion
posano nuca, io
poso una icona.
Apnoica, oso un
suono, opaca in
anno cupo. Oasi.

(ogni verso è l’anagramma di a Capo Sounion)

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I luoghi a(nagram)mati su Lessico & Nuvole

Ieri, nella rubrica Lessico & Nuvole del Venerdì di Repubblica, Stefano Bartezzaghi ha parlato dei Luoghi a(nagram)mati. Ne sono molto contenta.

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Clicca sull’immagine per leggere il pdf

Qui l’articolo nel periodico on line

Luoghi a(nagram)mati: Centrale Montemartini

062JMRA Roma, lungo la Via Ostiense, c’è la Centrale Montemartini, una centrale elettrica risalente agli inizi del ‘900, trasformata in museo negli anni ’80, che oggi ospita un’esposizione permanente di meravigliose sculture – ma anche mosaici e affreschi – provenienti dalla collezione dei Musei Capitolini.
Il riuscito e felicissimo connubio tra archeologia classica e industriale è nell’eleganza dei marmi conviventi con le macchine, nel nero metallico del moderno accostato al bianco dell’antico, nel chiarore umanistico del classico contrastato dai complessi ingranaggi da magnifiche sorti e progressive.
La Centrale Montemartini è una bellissima oasi in una parte della città non particolarmente attraente; il contrasto tra l’edificio – con la bellezza che contiene – e il contesto è stridente, a differenza di quello mirabilmente risolto all’interno.

Entrino marmi! Lancette,
antenne, marmitte, Locri,
l’antico. Mentre nei tram
monti, reclamante treni,
mentre torni macilenta
(momenti nel tritacarne,
neri tram) l’antico mente.

(ogni verso è l’anagramma di Centrale Montemartini)

Nota:
Locri, comparso da sé nell’anagramma, l’ho conservato come riferimento alla Magna Grecia

Luoghi a(nagram)mati: cortile di Sant’Ivo alla Sapienza

http://www.laboratorioroma.it/alr/sant'ivo/s.%20ivo.htm

Ero giovane e innamorata di Borromini e, in particolare, della chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza, per la sua pianta che sembrava un cristallo di neve ed era stata disegnata a partire da una stella, per la spirale della lanterna, per cose che avevo visto soltanto sui libri. Ero a Roma per una vacanza brevissima e giravo, senza una meta precisa, nei dintorni di piazza Navona. Con ancora negli occhi l’incanto dell’Angelo di San Matteo, del Caravaggio di San Luigi dei Francesi, sono passata accanto a un portone aperto, ho sbirciato all’interno e l’ho vista la facciata di Sant’Ivo in fondo al cortile, con in cima la lanterna che faceva un po’ girare la testa. Non l’avevo cercata, non quel giorno, non sapevo nemmeno che fosse lì. Lo ricordo come un incontro bellissimo, una specie di richiamo. E rimane uno dei luoghi romani che più mi rasserenano.

Andavo, senza pericoli. Salti alti
volai, cantati senza lode. Spirali,
pallidi aloni senza età: scovarti,
spazio visto da’ cieli! La lanterna
elicoidale t’innalzava risposta.
Sentenziai: «Vista dà l’ali al corpo.»

(ogni verso è l’anagramma di Cortile di Sant’Ivo alla Sapienza)

pianta e cortile

La prima immagine si trova qui, la seconda qui

Luoghi a(nagram)mati: l’antro della Sibilla cumana

È passato tanto tempo: ricordo un percorso piuttosto accidentato, un luogo isolato e non molto curato, i resti dell’acropoli nell’erba arida dell’estate e il rumore e l’odore del mare, che si intuiva vicino. Se la memoria non m’inganna, incontrai solo qualche cane randagio.

Tutto questo, e in più l’assenza totale di altri visitatori, rendeva quel luogo selvaggio, ne conservava la natura aspra, antica e magica.

Bellissimo il dromos, il lungo corridoio a sezione trapezoidale dal quale la voce della Sibilla si disperdeva attraverso le tante aperture: «Così la neve al sol si disigilla, / così al vento ne le foglie levi / si perdea la sentenza di Sibilla.» (Dante, Paradiso XXXIII, 64-66)

Nell’alba, l’oscurità d’anima,
amanti soli nell’alba cruda.

L’umida Bacoli, nella strana
costa brulla, l’amai: in lande,
dal mare, balla luci sonanti.

All’ora bella d’un’antica SIM,
all’ora bella, canti mandi su.
Bella diranno l’alta musica
santa. Calma, lì ballerò nudi
balli. Culla, storia ne manda.

All’ora bella, da cani smunti
sull’erba, alla mitica donna.

(ogni verso è l’anagramma di Antro della Sibilla cumana)

La foto proviene da qui

Luoghi a(nagram)mati: Io so ch’amai, stanca, alti archi di orto

Il chiostro maiolicato di Santa Chiara era sulla strada tra la casa in cui abitavo e l’università, a due passi dal bugnato sul quale piove, ogni tanto.

Mi ci fermavo a riprendere fiato dopo le lezioni. Era un rifugio meraviglioso di panche lucide, il silenzio improvviso, la quiete dopo la bolgia della facoltà e prima del frastuono del decumano.

Non c’era quasi mai nessuno. Ti potevi fermare a leggere sui sedili smaltati, a studiare, a fumare. Qualcuno ci rollava pure certe sigarette aromatiche. Un contrasto bellissimo tra il gotico e il rococò, tra la pace monastica e il trionfo di giallo limone e di azzurro e di verde, tra gli archi a sesto acuto e la laicissima iconografia delle maioliche.

Io so ch’amai, stanca, alti archi di orto
schiarati. Chiamata, torno. Doso laici
smalti, tronchi. Oh, oasi radicata, ciao.

(ogni verso è l’anagramma di Chiostro maiolicato di Santa Chiara)


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