Archive for the 'endecasillabi' Category

Il frigorifero (Per casa. Quartine in quarantena, 3)

[La casa non ci è mai appartenuta tanto come in questo tempo, non ci è mai sembrata così stretta e contemporaneamente così protettiva come adesso, così una prigione e così una salvezza.
Giro per casa, una casa che abitiamo da poco tempo, che non avevamo ancora finito di sistemare quando siamo stati condannati a non potercene allontanare, una casa che ha dunque iniziato prima del previsto ad appartenerci, nonostante i colori, gli affacci, gli spazi diversi da quelli cui eravamo abituati.
Giro per casa e mi guardo intorno, rimugino sulle corrispondenze tra com’è e come avremmo voluto che fosse, sui piccoli e indispensabili lavori che ancora avremmo dovuto fare e che chissà quando e se si faranno mai, sistemo le cose e ne ritrovo di dimenticate o trascurate, apro qualche ultima scatola, sposto e ricolloco. Rivedo oggetti preziosi come i piccoli sassi che raccoglieva e conservava Luca – che mi rimandano ai fiori che, piccolissimo, mi portava dai parchi, ora stretti nelle pagine dei libri – o come i disegni suoi e di Paolo e i foglietti con le prime parole scritte e gli infiniti pizzini «ti voglio bene».
Per caso mi sono ritrovata a scattare alcune foto per casa, ognuna di per sé di poco conto, ognuna ispiratrice di una quartina.]

 

Frigorifero

 

Come una mostra una esposizione

– collezione privata – collazione

mutevole e nevrotica. L’interno

perfetto simulacro dell’inverno.

 

Il violino di Luca (Per casa. Quartine in quarantena, 2)

[La casa non ci è mai appartenuta tanto come in questo tempo, non ci è mai sembrata così stretta e contemporaneamente così protettiva come adesso, così una prigione e così una salvezza.
Giro per casa, una casa che abitiamo da poco tempo, che non avevamo ancora finito di sistemare quando siamo stati condannati a non potercene allontanare, una casa che ha dunque iniziato prima del previsto ad appartenerci, nonostante i colori, gli affacci, gli spazi diversi da quelli cui eravamo abituati.
Giro per casa e mi guardo intorno, rimugino sulle corrispondenze tra com’è e come avremmo voluto che fosse, sui piccoli e indispensabili lavori che ancora avremmo dovuto fare e che chissà quando e se si faranno mai, sistemo le cose e ne ritrovo di dimenticate o trascurate, apro qualche ultima scatola, sposto e ricolloco. Rivedo oggetti preziosi come i piccoli sassi che raccoglieva e conservava Luca – che mi rimandano ai fiori che, piccolissimo, mi portava dai parchi, ora stretti nelle pagine dei libri – o come i disegni suoi e di Paolo e i foglietti con le prime parole scritte e gli infiniti pizzini «ti voglio bene».
Per caso mi sono ritrovata a scattare alcune foto per casa, ognuna di per sé di poco conto, ognuna ispiratrice di una quartina.]

Il violino di Luca

 

C’è un suono che mi cura e ti somiglia
di sole e nuvole, violino-fiore
di campo, pietre rare e meraviglia,
figlio mio malinconico, mio amore.

Il Ponfo

La delirante guerra tra opposte fazioni che imperversa in questi giorni sui social a proposito di vaccini mi ha fatto realizzare come la poesia metasemantica, se non fosse per una M di troppo, si potrebbe agevolmente anagrammare in poesia esantematica. L’avevo scritto ieri in un post su Facebook e ne era nata una conversazione, anch’essa abbastanza delirante ma divertente, con alcuni amici. Se poesia metasemantica evoca immediatamente il Lonfo, va da sé che malattia esantematica evochi il Ponfo. Da qui, grazie alla sollecitazione dell’amico Marco Alfano, è nata questa mia specie di parodia, sempre con tutto il rispetto e il grandissimo amore per Fosco Maraini e per le sue fanfole, già più volte mia fonte di ispirazione.

Il Ponfo

Il Ponfo non smorbilla e non varisce
rosseggia e derma, rascia e poi s’acquatta
e quando il savalente lo ghermisce
esanto e matico, sovente schiatta.

Rossolio è il ponfo e pieno di liquello
sbercia imbolloso, luspo, mai dermiente,
e in compagnia sgraffendo questo e quello,
sbrucia e sbrucia con grattico furente.

Eppure il vecchio ponfo scarlattino
che papuloso invéscica prudello,
se istaminchiando scurtichi eczemìno

t’abbandona, ti tira lo sgramello
crostico, e nello spazio d’un mattino
resti sperduta in fondo al varicello.

 

Il Lonfo non vaterca né gluisce
e molto raramente barigatta,
ma quando soffia il bego a bisce bisce,
sdilenca un poco e gnagio s’archipatta.

È frusco il Lonfo! È pieno di lupigna
arrafferia malversa e sofolenta!
Se cionfi ti sbiduglia e ti arrupigna
se lugri ti botalla e ti criventa.

Eppure il vecchio Lonfo ammargelluto
che bete e zugghia e fonca nei trombazzi
fa legica busia, fa gisbuto;

e quasi quasi in segno di sberdazzi
gli affarferesti un gniffo. Ma lui, zuto
t’ alloppa, ti sbernecchia; e tu l’accazzi.

Fosco Maraini, Il Lonfo, in Gnòsi delle fanfole, Baldini&Castoldi, 1994, p. 23

Endecasillabi dell’autunno che viene (Esercizi svolti – 11)

È fresca l’aria della sera, persi
i suoni dell’estate, quelle poche
voci rimaste sono già attutite
oltre i vetri. Smarriti anche i gabbiani
sulle spiagge ingrigite e lungo il fiume
nel giorno breve. C’è come un invito
a imbozzolarsi, come in un’attesa.

Endecasillabi del giglio di mare (Esercizi svolti – 10)

Giglio di mare (Pancratium maritimum)

Giglio di mare (Pancratium maritimum)

Era isolato sulla duna nuda
ho immaginato le radici arse
sotto la sabbia per cercare il sale
di gocce d’acqua, dell’acqua profonda
o chissà quale altro minerale
altri gigli più in là stavano insieme
ma è stato lui a fermarmi, fermo e solo
nel sole nella luce più abbagliante
della più calda ora, un po’ appassito
e curvo ma ancorato saldamente
e misteriosamente a quei granelli
minuscoli e malfermi e senza peso:
più bellezza che vita, più bellezza
che sopravvivenza.

Endecasillabi delle lucciole (Esercizi svolti – 9)

Sono tornate – dicono – le lucciole
ma non ne ho viste più da quella volta
quando festeggiavamo il nuovo amico
fuggito da una guerra fino a noi.
Si accesero sorrisi, occhi e stupori
– i suoi occhi già lucidi di febbre –
la notte sembrò piena di promesse
di piccole promesse luminose
per l’amico fuggito dalla guerra
e condannato da un altro destino.
Lo salutammo poco tempo dopo
lui nella nostra lingua ancora incerta
e una piccola luce nei begli occhi.

Endecasillabi della bellezza (Esercizi svolti – 8)

antinoo

Arriva il tempo in cui sono un riparo
il profilo di Antinoo di marmo
il ninfeo blu della villa di Livia
o la madre nella fuga in Egitto
e non sai quella grazia che rincorri
quella grazia non sai quella bellezza
se è quella che ha smarrito questo mondo
o è di quel ninnolo di porcellana
sul comò di tua madre
statuina dalla pelle trasparente
mani più piccole dei polpastrelli
di bambina con cui le sfioravi
senza sapere.

La foto viene da qui

Endecasillabi della leggerezza (Esercizi svolti – 7)

Andiamocene in giro per le strade
portami nelle piazze ai tavolini
leggeri traballanti sul selciato
scambiamoci i bicchieri ed i pensieri
voglio stordirmi persa nel profumo
di glicine e di rose rampicanti
(vorrei arrampicarmi anch’io su un muro
e conquistare appigli e non sentire
la fatica né i graffi sulle mani)
e fare come il giorno che finisce
e poi ritorna chiaro e indifferente
e fare come l’alba che sorprende
chi crede di morire finché è buio.

Endecasillabi del ritorno (Esercizi svolti – 6)

Accade che il numero 6 degli Esercizi svolti abbia la data del 06-06-2016, e anche stavolta senza che io lo avessi deciso.

Il luogo in cui si è nati e si è cresciuti
è un delirio di miti e di memoria.
Il mio è aria e pietra, erba e cielo
e pane e odori densi nel ricordo,
la sedia sulla strada e accanto il cane,
i vasi con le rose ed il basilico
– e le brutture cui concede il tempo
la più indulgente delle assoluzioni –
ma è soprattutto braccia che ti accolgono,
è corpi, occhi sul ciglio del rimprovero.
E ogni sguardo perduto ed ogni abbraccio
che sai di non poter più ritrovare
è una zolla di terra che si sgretola
sotto i tuoi passi incerti nel ritorno.


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