Endecasillabi del silenzio #4

Claudio Mercandino ha pubblicato sul suo profilo facebook una serie di fotografie accompagnate da questo testo: 

30 settembre 2013. Questa mattina tredici migranti sono morti nelle acque di Scicli mentre sbarcavano da una carretta del mare. Le coste della Sicilia offrono diverse testimonianze di analoghi episodi. Davanti a Calamosche, nei pressi di Noto, c’è ancora adesso un barcone incagliato come un monumento alla disperazione. Al porto di Portopalo le numerose imbarcazioni arrivate dai paesi del Nordafrica sono state tirate in secca e “spiaggiate” su un molo. Sembrano mostri marini morti, piegate su un fianco, ciascuna con un numero sulla chiglia: quello, impressionante, delle persone che trasportava.

barcheMercandino

 

Le immagini di quelle barche mi hanno ispirato nuovi endecasillabi del silenzio:

A volte nel silenzio sono avvolte
e soffocate voci disperate
di vite uccise e di anime stravolte
dall’orrore, e battute e calpestate.

È un silenzio che altro silenzio chiede
o altre grida che sciolgano il groviglio
degli echi del dolore, e che scompiglio
portino nella pietas di chi siede

davanti a teleschermi illuminati?
E in quale abisso siamo sprofondati?

altri endecasillabi del silenzio sono qui

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4 Responses to “Endecasillabi del silenzio #4”


  1. 1 Claudio 30 settembre 2013 alle 20:49

    Chiglie deserte come le conchiglie
    che nel silenzio gonfio della brezza
    mandan sommesso un soffio di tristezza
    o come, anime vuote, le bottiglie

    cullate dalle schiume delle onde
    nella risacca, memori di morte,
    di tragiche odissee, perduta sorte
    che tombe fé delle agognate sponde.

  2. 3 Claudio 3 ottobre 2013 alle 22:24

    I morti di Lampedusa

    Brucia la tolda ingombra di destini
    e quel fuoco sull’acqua che, dai flutti
    rifratto in mille lampi, sui confini
    del buio a noi traghetta pianti e lutti,

    illumina una Guernica moderna.
    Sguardi fissi nel nulla, digrignate
    bocche, supplici mani in un’eterna
    atroce fissità cristallizzate,

    membra sconvolte, pelli scure, ed occhi
    che lancian mute grida, e poi le gole
    senza respiro, il sale, ed i ginocchi
    a terra, e labbra vuote di parole.

    Guizzi di stagno, lampi nelle reti,
    metallici riflessi su quel molo,
    tra l’agonia dei saraghi e i segreti
    dei volti immoti sotto i teli, al suolo:

    lei tace e guarda, e bagna di dolore
    il mondo, e il disperato lacrimare,
    alla speranza uccisa umido fiore,
    si mischia con le amare onde del mare.


  1. 1 Endecasillabi di Claudio Mercandino / I morti di Lampedusa | Piove sul bugnato Trackback su 4 ottobre 2013 alle 15:11

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