Archivio per luglio 2013

La mano (Vibrisse, Lodi del corpo maschile e un terzo esercizio)

Un altro esercizio di scrittura in forma chiusa, sempre per le Lodi del corpo maschile, come qui e qui.
Si tratta di un sonetto rinterzato, con lo stesso schema metrico di questo di Giulio Mozzi.
Che sia il terzo e sia rinterzato è stato un caso (bello) (spero non casus belli, anche), di cui mi sto rendendo conto mentre scrivo.

E sempre sia lodata anche la mano:
sarebbe un caso strano
che del corpo maschil d’encomio oggetto
dal piede al naso, dal tallone al petto,
rimanessi negletto,
primo strumento del genere umano. (*)

O mano che manovri, o Mana (**), o mano
che mi porti lontano
(l’ontano è il legno di Venezia, ho letto,
e di testiere ripide di letto),
ti dedico un sonetto
rinterzato in orario antelucano.

E scrivo e sembra di vederti, prensile
aprir l’anta del pensile,
stringer manubri, corde pizzicare
o decisa afferrare,
per spingerla, la leva del cambio, esile.

E m’inebrio di gesti quotidiani
(poi penso che domani,
tra le infinite cose che ho da fare
– a parte il verseggiare –
c’è da comprar la crema per le mani).

(*) anche in Wikipedia si annidano endecasillabi: vedi
(**) vedi vocabolario Treccani 

Sonetto rinterzato
AaBBbA AaBBbA CcDdC EeDdE

 

 

Le ciglia (Vibrisse, Lodi del corpo maschile e un altro esercizio)

Nel post di ieri  ho già parlato delle Lodi del corpo maschile.
Oggi su Vibrisse c’è un’altro mio esercizio: questa volta si tratta di una ballata, componimento che non avevo mai sperimentato e che ho trovato molto più difficile di altri.
Il primo endecasillabo del primo piede (piede inteso come parte della strofa della ballata) l’ho corretto grazie ad una giusta osservazione di Giulio Mozzi, qui.
Tutto il resto rimane da rivedere e sistemare (le Lodi di Vibrisse sono anche un formidabile laboratorio).

***

S’ode un’ode: la lode delle ciglia.

Eleganti e sinuose sentinelle
Sinuose ed eleganti sentinelle
sull’indifeso ciglio delle iridi,
brevi ombre sulle palpebre, sorelle
congiunte a congiuntive, ùvee, coroidi,

si chiudono per custodire i brividi
(come cancelli, ché non si cancelli,
non sfugga alcun di quei fremiti belli),
si schiudono a mostrar la meraviglia.

S’ode un’ode: la lode delle ciglia.

Chiuse nel sonno, a tratti tremolanti
di un misterioso sogno al soffio lieve,
le guardi arrese, incuranti d’incanti
e di affanni, per una tregua breve

prima che il giorno torni col suo greve
carico – e che riprendano sugli occhi
a battere, come del tempo i tocchi –
prima che il giorno porti paccottiglia.

S’ode un’ode: la lode delle ciglia.

Trattengono il cristallo della lacrima
finché si sciolga al labbro che le sfiori
(minuscolo cristallo, che dell’anima,
puro, riflette il pianto e pur gli ardori),

ciglia di maschio, nude di colori,
di mascara, di maschera-belletto,
belle e leggere seguono il balletto
dei baci dalla tempia alla caviglia.

S’ode un’ode: la lode delle ciglia.

Ballata di endecasillabi con ritornello di un solo verso.
A BCBC CDDA EFEF FGGA HIHI ILLA

Muscolo sternocleidomastoideo (Vibrisse, Lodi del corpo maschile e un esercizio)

Giulio Mozzi, nel blog Vibrisse, ha proposto un nuovo gioco letterario, coinvolgendomi (bontà sua) nell’iniziativa: si tratta di produrre una raccolta di Lodi del corpo maschile, ispirata a Les Blasons Anatomiques du Corps Féminin, raccolta curata, nel 1536, dal poeta francese Clément Marot, già autore della “Lode alla bella tetta” (Blason du beau tétin).

Per la partecipazione, riservata “alle donne eterosessuali e ai maschi omosessuali – e a chiunque, per proprio orientamento sessuale, desideri il corpo maschile”, bisogna seguire alcune regole che “vanno prese come indicazioni. Ciò che conta, alla fin fine, è che la Lode sia bella. Però cercate di tenerne conto.”

Tra le regole del gioco, questa:
“Forme chiuse, per piacere: sonetti, ballate, canzoni, rispetti, rondò ecc.; o anche forme semichiuse, come i madrigali (di tipo cinquecentesco). Non necessariamente regolari. Nell’originale francese si trovano molte ballate: la forma era allora molto di moda, ma io la trovo anche piuttosto adeguata alla lode (grazie al ritornello).”

Qui è possibile leggere tutte le Lodi finora pervenute e pubblicate sul blog (la selezione successiva sarà finalizzata alla produzione di una pubblicazione, molto probabilmente digitale). 

Oggi c’è un mio esercizio, un sonetto dedicato al muscolo sternocleidomastoideo (che è un endecasillabo di per sé, dunque non potevo farmelo sfuggire):

Sonetto del muscolo sternocleidomastoideo

Muscolo sternocleidomastoideo,
maschio pilastro del collo tornito,
a te va questo canto un po’ euclideo,
di geometrie mirabili nutrito.

Per te si va verso il lobo adorato,
per te, sfiorato, all’agile mandibola,
per te le labbra vanno alla clavicola,
o battistrada verso il corpo amato.

Muscolo sternocleidomastoideo,
pura sostanza michelangiolesca,
a te va questo canto un po’ esiodeo

dal quale, infine, occorre che io esca:
per te m’infiammo, per te ardo e bollo
se non t’infiammi tu, pel torcicollo.

Rondò Rondanini

Dopo i sonetti dei Tipi umani e i Madrigali della porta, Giulio Mozzi ha invitato i lettori del blog Vibrisse a cimentarsi con il rondò
Questo è il suo componimento, proposto come esempio:

   Mentre giocavo a briscola
ho conosciuto un tale
bassino, un po’ antipatico,
forse meridionale:
cent’euro mi ha fregati
mentre giocavo a briscola.

Insomma, di quel tale
facevo meglio senza:
avrei più capitale,
questa la conseguenza.

Eppure, all’occorrenza,
averlo per sodale
e far cointeressenza
non mi farebbe male:
sarebbe eccezionale
averlo in coppia a briscola!

e questo è stato il mio contributo, dopo il sonetto e i madrigali (qui e qui):

Visitando il Castello
Sforzesco, lì a Milano,
mi sono ritrovata,
in guisa di marziano,
assai disorientata:
Michelangelo! Bello!

Ma manca qualche mano,
al Cristo, e anche a Maria,
e forse un braccio! Strano!
Forse a portarli via,

per la cleptomanìa,
è stato quel marrano,
che a Mozzi, in allegria,
già fregò, brevi manu,
cent’euro dal borsello
(e non è di Milano!)

pietà rondanini


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