Archivio per giugno 2012

Alessandrini del terremoto

Marco Manicardi ci ha raccontato molte cose dall’Emilia terremotata, con parole di una grazia e una bellezza rare. Ho trovato nei suoi post molti versi alessandrini, che ho provato a cucire insieme (e “cucire” non credo mi sia venuto in mente per caso):

Finestra aperta sulla | piazza assolata, niente
scosse che interrompono | i pensieri, la pace.
Cielo padano plumbeo, | denso, incantato, incredulo,
specie di coprifuoco | perpetuo e spontaneo.
Mi mancano le urla | dei bambini in piazza,
perfino, sotto al portico, | la filodiffusione.

Ho un paio di capelli | bianchi che fino a qualche
giorno fa non avevo. | È un periodo, questo
qui, con le strade vuote, | le case vuote, senza
un suono, le transenne, | le attese senza senso,
e io […] ho il cuore gonfio | come una mongolfiera.
L’unica cosa che mi | viene da fare è piangere
ma non mi faccio vedere.

Buongiorno ex zona rossa, | buongiorno casa mia
(oggi è il giorno in cui | riapriamo il giradischi)
Con quei piedini lì, ri- | -cominciamo a marciare.

Le fonti, dal primo all’ultimo verso:
(1), (2) Marco Manicardi, Pensa te
(3) http://manyinwonderland.posterous.com/cielo-padano-plumbeo-denso-incantato-incredul
(4), (5), (6) Marco Manicardi, Mancano
(7) http://ff.im/XNphR
(8) http://ff.im/XNphR e Marco Manicardi, E’ un periodo
(9), (10) Marco Manicardi, E’ un periodo
(11) http://manyinwonderland.tumblr.com/post/24605125967/mia-sorella-che-ancora-non-dorme-in-casa-e-che
(12), (13) Marco Manicardi, Una cassetta di mele
(14) http://ff.im/YnOhp
(15) http://ff.im/YSl8Y
(16) http://manyinwonderland.tumblr.com/post/24746966852/con-quei-piedini-li-ricominciamo-a-marciare 

La bella foto era qui e proveniva da qui

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Esercizi arbitrari di parodia #1

Molto tempo fa avevo provato il gioco di riscrivere poesie trasformandone quasi completamente il testo ma conservandone numero di versi, metrica e rime (eventualmente sostituite con assonanze).
In questo esempio, Felicità raggiunta (di Eugenio Montale, da Ossi di seppia) diventa Primavera alfin giunta:

Primavera alfin giunta, si cammina
senza maglia di lana.
Per un torpore nuovo si vacilla,
il ghiaccio che hai sul cuore già s’incrina
(ma perché non ti tocca più chi t’ama?)

Se pensi a quelle pratiche inevase,
che tristezza! Ma schiari il tuo mattino
di dolci con la crema, e di cerase.
E sulla paglia un canto di uccellino
– cui sfugge il tuo pallore – tra le case.

Felicità raggiunta, si cammina
per te su fil di lama.
Agli occhi sei barlume che vacilla,
al piede, teso ghiaccio che s’incrina;
e dunque non ti tocchi chi più t’ama.

Se giungi sulle anime invase
di tristezza e le schiari, il tuo mattino
è dolce e turbatore come i nidi delle cimase.
Ma nulla paga il pianto del bambino
a cui fugge il pallone tra le case.

Un sonetto foscoliano tradotto da Claudio Mercandino

Claudio Mercandino, già ospite graditissimo di Piove sul bugnato con La tachisideròdromofobia e con La maraviglia è del poeta il fine, si è cimentato con le Traduzioni circolari: il sonetto foscoliano “Alla sera” è passato per il traduttore di Google attraverso ungherese, inglese, spagnolo e tedesco:

Forse a causa del silenzio mortale
Siete a me tanto cara sono immaginale
O notte! E se la fortuna corteggian
Le nubi estive e una brezza costante,

E se la neve è preoccupato per l’aria
Fenomeni e lungo universo oscuro
Egli ha inoltre affermato che il segreto
Le strade del mio cuore, una leggera pressione.

Che i nostri co-roaming “I miei pensieri sulle tracce
per andare al vuoto eterno, e fuggire, mentre
Questa volta l’autore e con lui le orde

Su di me fastidio caduta, e;
e come cerco la pace, dormire
Questo spirito combattivo piange ch’entro.

Forse perché della fatal quïete
Tu sei l’imago a me sì cara vieni
O sera! E quando ti corteggian liete
Le nubi estive e i zeffiri sereni,

E quando dal nevoso aere inquïete
Tenebre e lunghe all’universo meni
Sempre scendi invocata, e le secrete
Vie del mio cor soavemente tieni.

Vagar mi fai co’ miei pensier su l’orme
che vanno al nulla eterno; e intanto fugge
questo reo tempo, e van con lui le torme

Delle cure onde meco egli si strugge;
e mentre io guardo la tua pace, dorme
Quello spirto guerrier ch’entro mi rugge.

Maltusiani dell’amore

È l’amore quella cosa
che mannaggialamiseria
sembra sempre molto seria
ma talvolta non lo è.

È l’amore quella cosa
che fa fare cose folli,
rende gli orologi molli,
gli fa un baffo a quel Dalì.

È l’amore quella cosa
che nessuno sa dir bene
a parole, e allor conviene
certamente stare zitt.

Ispirata dalla foto di una scritta murale, vista stamattina su FB: “L’amore è quella cosa che ***************” (gli asterischi censurano una bestemmia)


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