Archivio per novembre 2011

Una fanfola solitaria

Ho ritrovato una fanfola che avevo mandato al forum di Golem (se ne parla qui e qui) in un momento di stanchezza dei giocatori; forse avevamo esagerato e tutti avevamo esaurito ogni energia creativa, ma io non mi volevo rassegnare.

Le fanfole pallìdano, cianfulle
non si odono nell’àrico spazzòlo.
Il giocariello sbasce nelle nulle,
svariscono parole, è un loquisolo.

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Che la paura rinova pensione, Neil! (Inferno I, 1-18)

Utilizzando l’apposito strumento di Google, come già qui, ho tradotto le prime sei terzine del primo canto dell’Inferno dall’italiano al turco, dal turco all’inglese e dall’inglese all’italiano. Il risultato è questo:

Neil mezzo del Cammin nostre vite, i nostri dèi
Uno dei miei ritrovai da selva oscura
Che la diritta metro smarrita piombo.

Ai, quanto sia difficile padrona, la qualità della Cosa dir
Forse l’estate Selvaggia Aspra selva
Che La paura rinova pensione, Neil!

Che Poco Più tant’è morte dolorosa;
Ch’in del trattar io ‘ma costretto Trovan,
crudele e inumano di una prostituta glucosio v’ho l Ch’in più richieste.

Io sono, io sono così com’i John ha visto v’intrai
Quel punto completo dei tant’era sonno
Che la via abbandonai a destra.

Ma poi Ch’in, ‘sono stato devotamente Giunto mano d’un colle,
I limiti di Dove la valle Quella
Che m’avea Paura compunto il cuore degli dei,

Guarda alto, vide al di fuori del Spall le
Gia indossare il ‘Raggi del Pianeta
Mena Che Dritto Altrui ogne percorso.

    Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura
ché la diritta via era smarrita.
    Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura!
    Tant’è amara che poco è più morte;
ma per trattar del ben ch’i’ vi trovai,
dirò de l’altre cose ch’i’ v’ho scorte.
    Io non so ben ridir com’i’ v’intrai,
tant’era pien di sonno a quel punto
che la verace via abbandonai.
    Ma poi ch’i’ fui al piè d’un colle giunto,
là dove terminava quella valle
che m’avea di paura il cor compunto,
    guardai in alto, e vidi le sue spalle
vestite già de’ raggi del pianeta
che mena dritto altrui per ogne calle.

Alessandrini dell’alluvione

Ho trovato in rete versi alessandrini all’interno di alcuni articoli (ma anche di una home di Friendfeed) sull’alluvione che ha devastato la Liguria.

Fango spalato via nei / paesi devastati
Le ruspe al lavoro, / il bilancio dei morti
L’acqua è entrata in salotto / ha spostato i mobili
E tra i morti si contano / anche due bambine
La Liguria resta / con il fiato sospeso
C’è uno strano silenzio. / Piove. Non so cosa dire. (*)
Che almeno questa notte / sia clemente con Genova

(*) la seconda parte di questo distico non è un settenario, ma mi è sembrato troppo bello per doverlo sacrificare

Le fonti, dal primo verso all’ultimo:
(1) e (2) un articolo dall’Unità, 28 ottobre 2011
(3) un articolo dall’Unità,  27 ottobre 2011
(4) un articolo dal Manifesto 
(5) un articolo dal Manifesto, 05 novembre 2011
(6) e (7) Mitì Vigliero, Placida Signora,  nella sua home di Friendfeed, 5 novembre, ore 12,00 circa e 1,00 circa

Una testata giornalistica

Questo blog non è, come si sa, una testata giornalistica. Ciò che si vede in questo video è invece indiscutibilmente una testata giornalistica.

http://video.repubblica.it/embed/cronaca/tg5-la-testata-in-diretta-del-giornalista-a-paolini/79784/78174&width=320&height=180

Sora Lel

Alla fine di settembre, Stefano Bartezzaghi ha dedicato a Piove sul Bugnato la prima recensione dello spazio LeL (giochi linguistici e letterari) di Tropico del Libro. In quell’occasione ho pensato di potermi fregiare dello pseudonimo di Sora Lel.

[…] cari amici mi avevano parlato di un «forum» in cui si svolgeva un divertente gioco con le parole. Su quel gioco, e soprattutto su come fosse stato giocato, avrei scritto un libro; anni dopo sarei stato testimone di nozze fra due dei giocatori. Mi sembra significativo che il gioco, o anzi, meglio, i giochi, siano stati fra i primi «contenuti» ad adattarsi alla rete, e che lo abbiano fatto con tanta naturalezza, come se la Rete stessa fosse nata per gioco. […]


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