Archivio per ottobre 2011

Leopolda: un limerick

Alessandro Baricco ha partecipato al convegno organizzato dal sindaco di Firenze Matteo Renzi (il rottamatore) alla stazione Leopolda della città. Il video del discorso è reperibile un po’ ovunque; a me è piaciuto molto ciò che ne ha raccontato un altro scrittore, Paolo Nori.
In tutto questo, il mio limerick non ha nessun senso.

Uno scrittore, alla stazion Leopolda,
sembrava un capitano sulla tolda:
«Stavolta non sbagliamo!»
incitò, «e rotta amiamo!»
quello scrittore alla stazion Leopolda.

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Due sciarade-haiku

(Di sciarade-haiku, o sciare, si è già detto qui. Le soluzioni sono in fondo)
1.
Digrigni i denti
figlia del tempo
che ti separa dal vuoto

2.
Adesso
mi inabisso
nel mistero di un annuncio

3.
Adesso
mi struggo
in una specie di premonizione

SOLUZIONI
1. ringhi, Era (divinità greca, figlia di Crono e di Rea), ringhiera
2. e 3. ora, colo, oracolo

Alessandrini da Occupy Barabba

Una settimana fa la casa editrice inesistente Barabba pubblicava sul blog un invito:

[…] Vista la decadenza sociale e culturale che attanaglia il mondo intero, in cui sta bene o male anche la narrativa contemporanea, da ora, e per una settimana intera, quindi fino alle cinque e qualche minuto di venerdì pomeriggio prossimo, potete mandarci un racconto, una poesia, un ragionamento, una stramberia […]

Nei testi che sono arrivati ho cercato versi alessandrini per una poesia da prose. Il risultato è stato questo:

Ci ho pensato un momento, | poi mi è tornata in mente:
quello che mi ricordo | è uno che urlava,
un ragazzo un po’ brillo | che è arrivato correndo.
Ci credo solo un po’ | che sia una guerra vera.
Fuori inizia la sera, | riempio due bicchieri.
Se avessi detto piano, | al tuo orecchio “io t’aspetto”,
Avrei, con un respiro, | parlato al mondo intero.

Le fonti, dal primo verso all’ultimo:
(1) Matteo Castellani Tarabini “Paz 83”, Draghetti colorati
(2), (3) Benedetta Torchia “Sonqua”, Suora!
(4) “nandina”, Pane, salame e rivoluzione
(5) Silvia Salvagno “nastja”, Occupy Sunday
(6) (7) Laura “availableinblue”, Quel che so bene

Alzati, che sta passando / quel gran pezzo dell’Ubalda

Il centone è un’antica forma poetica che consiste nello scrivere poesie assemblando versi e pezzi di versi provenienti da poesie già esistenti. […] In italiano funzionano meglio i versi delle canzoni, specie gli ottonari. 
Stefano Bartezzaghi, qui.

Molti anni fa mi sono divertita a comporre qualche centone con versi di canzoni; in questo esempio compare anche la citazione di un film il cui titolo si componeva di due ottonari in rima baciata:

– Mi dispiace di svegliarti
se la notte è fredda e scura
desde la historica altura
(quanta polvere che c’è!).

Alzati, che sta passando
quel gran pezzo dell’Ubalda
con un carico di frutti
sulla mia torpedo blu.

Alzati, che si sta alzando
fra Martino campanaro.
– Non sopporto i cori russi
la mia banda suona il rock.

Non ti accorgi quando piango
nella vecchia fattoria.
L’insalata era nell’orto?
Insalata non ce n’è.

Ma dimmi tu dove sarà
il caffè della Peppina
fiumi azzurri e colline:
tutto questo non c’è più.

Se l’amore che mi hai dato
(sulle cose, sulla gente,
per le strade di Pechino,
sulla mia torpedo blu,

per intere settimane,
dove tira sempre il vento)
è perché ti voglio bene,
questa notte è per te.

La tachisideròdromofobia

Piove sul bugnato non può non ospitare questi endecasillabi sulla Val di Susa, scritti dall’amico Claudio Mercandino.

La tachisideròdromofobia (1)
di cui patisce, intera, la Val Susa
è invero una temibil malattia
che chi non vuol la Tav di norma accusa.

Con sintomi special si manifesta:
si fan cortei, presìdi, lai, striscioni,
ad ogni ora del giorno si protesta
con slogan, blocchi, strilli e imprecazioni.

Il motto dei “pazienti” è “Sarà dura”
e il morbo non ha alcuna medicina:
ancor non si trovò un’acconcia cura
e il clima nella valle s’incasina.

Ma c’è chi affetto è poi da un male opposto
e pel veloce treno è uscito pazzo:
ha un sogno, ed è vedere ad ogni costo
il Tgv sfrecciare come un razzo.

Il simbol suo è un’intrepida trivella,
ché ogni montagna vuole trapanare,
e, avendo il proprio buco ogni ciambella,
l’acqua perfin vorrebbe sforacchiare.

Il fatto è che, in cotal caldo scenario,
del siderodromòfil (2) questo è il bello:
disposto è al rapidissimo binario
aprir la strada a suon di manganello!

(1) Tachisideròdromofobia: da tachys (veloce), sideros (ferro), dromos (strada), fobos (odio), ostilità per il treno veloce
(2) Siderodromòfilo: amante dei treni

Poesiole anagrammatiche – E andrà Zanzotto

‘Azzo! Tetra donna,
non detta, arazzo
annoda. Attrezzò
Zoè danza. Rotta
danza, atto zero.
E andrà Zanzotto.

Altri (vecchi) limerick

Una torrida estate, a Gesualdo,
tutti ansimavano “Gesù, che caldo!”
Tutti, tranne un tedesco
che si godeva il fresco
disteso sotto l’ombra di un bel cardo.

Un tipo numismatico a Varese
corteggiò una ragazza per un mese:
“Bella più d’un marengo,
nel mio cuore ti tengo
come un doblone, un tallero, un tornese”.

(Ritrovo vecchie cose, scartabellando qua e là, che neanche ricordavo più di aver scritto. Un blog può servire anche a questo.)

Altri alessandrini: una poesia da prosa sulla poesia

Questa volta ho cercato versi alessandrini in un bel testo di Valerio Magrelli, Che cos’è la poesia?, ricavandone una poesia da prosa sul tema della poesia. Praticamente un capogiro. Il numero tra parentesi indica la pagina dalla quale è tratto l’alessandrino.

In una profumata | notte di primavera, [11]
è qui che prende corpo | la parola dipinta. [9]
Ogni poesia sembra | un’isola d’inchiostro, [23]
un litorale nero | battuto dalle onde, [24]
la vela senza barca, | o il vento senza vela. [18]
Inutile però | negare l’evidenza. [8]
Quando scende il tramonto | svanisce la poesia. [25]
Quando un gabbiano arriva | lei se ne vola via. [25]


Calembour d’autore / 1

«Che roba è, il suo curriculum vitae
«È lo svolgimento della sua vita di corsa» disse Soliman.
«Bene. Mi piace capirle, le cose.»
Fred Vargas, L’uomo a rovescio, in La trilogia Adamsberg, Einaudi Stile Libero, 2009, pag.522

«La cattedrale di Strasburgo. Dice che ho un ego grande come la cattedrale.»
[…]
«Un edificio gotico per un ego, per un ego-tico. È un simpaticone, il suo Trabelmann?»
Fred Vargas, Sotto i venti di Nettuno, Einaudi Stile Libero, 2005, pagg. 92-93.


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