Archivio per giugno 2011

Versi maltusiani

I versi maltusiani li ho conosciuti, come le fanfole, grazie a Golem. Nel numero del 12 gennaio 1999 comparve Storie d’un verso interruptus di Pier Paolo Rinaldi e immediatamente il forum si scatenò nella produzione di quartine in ottonari, con l’ultimo verso tronco, quindi interruptus (da cui la definizione di maltusiano). Ecco alcuni dei miei iniziali e demenziali contributi:

Senza titolo
Che Guevara è quella cosa
che sta sopra le magliette
c’è anche chi non se le mette
ma le tiene nel comò.

*

Metrica (con imperfezione)
Endecasillabo è cosa
che si può dire Divina.
La Commedia, con la rima,
più nessun saprebbe far.

Ottonari e settenari
son più facili, diciamo;
ma (l’esempio è sottomano)
il difficile è l’accent.

*

Diminutivi
Il porcello è quella cosa
che un po’ tutti trattan male.
Se mi dicono “my Ale”
mi comincio a preoccupar.

*

Partenopea
E’ la pizza quella cosa
che si fa col pomodoro
poi si mangia e si fa il coro
e si suona il mandolin.

C’è qualcuno che la pizza
la fa pure col salmone,
col cognac, con lo zampone
poi non sa cosa suonar.

Fanfole – 9 (contro la guerra)*

Sparano e fanno sempre sbombardacci
come se avessero il calume al piaso.
Orrendi acchiompano tutti i ligacci
e senzacuore atticcano arcio e viaso.

E spadronazzano e fanno rasoraso
e urlano, del mondo i parradacci.
La misia non conoscono, attonaso
ognun di loro è sempre. Poteracci.

*era il mese di maggio 1999, c’era la guerra del Kosovo, con l’intervento della NATO e il coinvolgimento dell’Italia.

Fanfole – 8 (senza titolo)

Raccapponando ha bisbigliato il nerlo,
mostrava la brumaglia nella luce.
Lo sappiamo: se sòspila il manterlo
mallinconisce l’ibro che conduce.

17 giugno 1999

Anagrammi del solstizio d’estate

Zitto. Sole, distesa
diletta, ozi, stesso
sesso, le dita… Zitto.

Dettasti zoo, lessi
Ossi. Dettasti zelo,
lessi Tadzio, testo
d’esteta. Solstizio
di seta. Lesso. Zitto.

Fanfole – 7 – Risbiglio

Sonnacchiando a brancìco, quando il giorno
appaglia alla finestra e mi disluce
mi càngolo, e ceccata intornotorno
cerco l’astride assòla che sperduce
e come me sonnacchia brancicando.

E insieme andiamo al risbiglio saputo
e stupèfiche, tuttolo imbranando,
vagoliamo nell’allorquando muto.

Metaversi: Dante – Montale

Dal centro al cerchio, e sì dal cerchio al centro
distanza misurata con un raggio.
La luce della Grecia in una lettera:
mi salutasti – per entrar nel buio.

giugno 2001

Metaversi per l’eclissi: Leopardi – Montale

Che fai tu luna in ciel? dimmi, che fai
questa notte, e dove mai sarai?
Sei forse come noi? Noi che mostriamo
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.

Il diciottesimo articolo

WordPress chiama “articoli”  i post.
Oggi ho pubblicato un post intitolato “L’articolo diciotto”.
Adesso scopro che “L’articolo diciotto” è il diciottesimo “articolo” di questo blog.
Questi fatti mi riempiono di gioia, vai a sapere perché.

L’articolo diciotto

Quando Sergio Cofferati dirigeva la CGIL condusse una battaglia contro l’abolizione dell’articolo 18 dello Statuto del Lavoratori, che culminò con una imponente manifestazione a Roma nella primavera del 2002 (alla quale parteciparono, se non ricordo male, quasi tre milioni di persone).

Anagrammando “articolo diciotto” veniva fuori un dialogo abbastanza surreale tra Cofferati (il colto) e il già allora Presidente del Consiglio:

“Accordi? Io lotto. Ti
odo, ricatti. Colto,
dico: ottai”. Il corto:
“Io tratto co’ docili.
Diritto? Ai! Lo tocco!
Ti torco ‘l dito! Ciao”.


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