Anagrammi ungarettiani

Ho anagrammato due celebri poesie di Giuseppe Ungaretti. Spero che il risultato non sia troppo irriverente.

1.
Luminol,
dimmi:
son me?

M’illumino
d’immenso

2.
Gelo, bagni
uomini soli.
Scalda
future stele.

Sole mogio
balugina
stella furente
seduci.

Si sta come
d’autunno
sugli alberi
le foglie

Di versi diversi

A parte “la mente mente”, sono tutte sciarade

Paro le parole
con sunti consunti.
Son ore sonore
rischiarate. Rischi a rate
per le perle
diamanti di amanti
e rose erose.

La mente mente.
Rimedio: rime (dio!),
rime. Stare,
rimestare.

Sciara autunnale

La soluzione è in fondo, come al solito.

…oppure a Roma
un nomade asiatico
che guarda le foglie cadere

.
.
.
.
.
.
.
.
.
.

aut, unno, autunno

Sciare amorose

Le soluzioni, come sempre, sono in fondo.

1. Mi hai presa con un’esca
e sei diventato il signore
dei sentimenti:

2. una lettera, la prima,
e sapore di rossi frutti
della passione.

3. Con un’esca
e poi un suono, uno solo.
Ti dicono cieco

4. ma, al contrario
del tempo che passa,
ti dicono eterno.

.
.
.
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.
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.
.
.

1. amo, re, amore
2. a, more, amore
3. amo, re, amore
4. am, ore, amore

Sonetto archiviato nella categoria “sciocchezze”

In una conversazione su Facebook, un paio di giorni fa, notavo come fioccassero i “mi piace” alla notizia che, dopo aver pensato di scrivere un sonetto, avevo invece deciso di fare una focaccia. Il sospetto che i miei amici, con il loro apprezzamento, volessero festeggiare uno scampato pericolo, mi ha indotta ad infliggere loro questo sonetto. (Sui social network, a volte, ci si diverte molto.)

Oggi volevo scrivere un sonetto
ispirata non so da quale musa,
come per abbellire di un balletto
di rime una giornata assai confusa,

ma poi: due etti e mezzo di farina
manitoba e altrettanta doppio zero,
più acqua, sale, lievito, e in cucina
poco lavoro (non mi è parso vero).

Impasto a lievitare per tre ore,
poi nella teglia (olio sotto e sopra)
un ultimo riposo e col calore
del forno, infine, si è compiuta l’opra.

Ma come fu che quell’ispirazione,
quell’afflato confuso e indistinto
che – oserei dir – mi si leggeva in faccia

trasmutò in gastronomica pulsione?
Io non lo so, so solo che d’istinto
deragliai: dalle rime alla focaccia.

Endecasillabi del silenzio #5

Andrei Baciu ha scattato una serie di foto della casa appartenuta alla sua bisnonna e disabitata da 15 anni.
Le foto sono state pubblicate qui, qui e qui.

La foto delle tazze viene da qui.

Granny's Place (Andrei Baciu)

Granny’s Place
Andrei Baciu

 

 

Questo silenzio è nella ragnatela
che lenta allunga fili tra le tazze,
tra i bicchieri e le mensole tarlate.
È nei muri, sui vetri e nella polvere
posata su ogni cosa.
Silenzio di una vita che è sospesa,
non finita, come fosse in attesa
tra cose e ombre, vita che è passata,
ha sparso le sue tracce e si è fermata.

Sonetto del personal computer (connesso)

Anche questo sonetto è un mio contributo al gioco delle Cose che ci sono in casa

Mio PC, tecnologico portento
che credevo strumento di lavoro,
hai spalancato le finestre al vento,
mi hai trascinata in un’età dell’oro.

Il sapere, le vite immaginate
e immaginarie, il vero e il falso, brama
di fama, riso e pianto a rate,
tutto in un formidabile diorama.

E voi chi siete, e chi vi ha convocati
elettrici fantasmi, ilari lari
familiari, insediati a casa mia?

Sconosciuti, mi diventate cari
(mi sbigottisce ancora la malìa)
poi spengo tutto e ve ne siete andati.

La scatola dei bottoni – Cronaca di un sonetto

Un mio sonetto, scritto per il gioco poetico Le cose che ci sono in casa che va avanti su vibrisse, era nato come componimento più lungo, nel quale si alternavano endecasillabi e settenari e che è stato poi rimaneggiato più volte da Giulio Mozzi e da me. Il risultato finale lo riscrivo qui, chi avesse voglia di conoscere tutti i passaggi può leggere qui.

La scatola dei bottoni

L’odore che conserva questa scatola
di latta, tra i bottoni, è quello stesso
che c’era in sartoria, dai nonni: piccola
sala – laboratorio – pranzo – ingresso.

Io lì in ginocchio, con la calamita,
dal pavimento chiaro di graniglia
aghi e spilli recuperavo ardita
beandomi di tanta meraviglia.

Questo odore leggero e un po’ stantìo
– fruga la mano, mescola – l’annuso
nel mare di bottoni e vado a fondo.

C’è un bottone perfetto per quel mio
abito démodé: ma sì, lo uso!
Richiudo e mi riporto in questo mondo.

Vibrisse, le cose che ci sono in casa e le “boules de neige”

Un altro esercizio poetico per Le cose che ci sono in casa.

Le boules de neige

La più bella
aveva un ubriaco ed un lampione:
fermo il lampione, incerto l’ubriaco
dondolava all’arrivo della neve
tenendo in una mano, assurdamente,
un filo con in cima un palloncino.
Si è rotta, ha perso l’acqua, non sappiamo
come sia capitato. Sono fermi
l’ubriaco, il suo tempo, il palloncino.


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