Limerick della neve a Roma

Una ragazza che viveva a Roma
aveva la poesia nel cromosoma:
“Oh, questa vita è lieve
come un fiocco di neve!”
Cadde, e si procurò un grosso ematoma.

La maraviglia è del poeta il fine

L’amico Claudio Mercandino, autore della Tachisideròdromofobia, mi ha mandato sotto mentite spoglie l’anagramma del suo nome-e-cognome, che non sono riuscita subito a decifrare. Dopo un po’ di attesa, mi ha inviato questi versi:

Cara Alessandra, non riconosciuto,
vivo il mio triste ed abbacchiato dramma:
neppur l’occhio celanico tuo acuto
seppe intuir del nome l’anagramma!

(La cosa non è poi così balorda,
poiché vuol dir che i miei mescolamenti
Célano ben l’identità, e pur sorda
riman l’orecchia e dura ai disattenti).

Quando, entusiasmandomi oltremodo per quegli endecasillabi, li ho definiti, nella risposta all’autore, una meraviglia, me ne sono arrivati altri:

La maraviglia è del poeta il fine
(e pure del Merkanda, quando riesce)
sicché, quando ricama le sue trine
nuotando tra le rime come un pesce,

talor trae nell’inganno chi, distratto,
guarda attraverso un culo di bottiglia
così da equivocar topo per gatto.
Già, è del poeta il fin la maraviglia.

Anagrammi per Giorgio Caproni

Oggi ricorre il centenario della nascita di Giorgio Caproni (Livorno, 7 gennaio 1912 – Roma, 22 gennaio 1990)

Capo grigio, orni.
Ogni rogo carpii
in grigior’ opaco.
Oggi, poi, in Carro*,
in pio carro, oggi,
capirò ogni rigo.

(*) “Il carro di vetro” è una delle poesie di Caproni che più amo. Continua a emozionarmi ogni volta che la leggo, e trovo stupefacente la capacità del poeta di parlare della morte con il nitore e la bellezza di versi come “Era la prima mattina / del suo non potersi destare”.

Centoni

Un esempio di centone con versi di canzoni e relativa spiegazione è qui. Quelli mescolati oggi sono invece versi di poesie (con una sola eccezione) di epoche molto diverse, col risultato del verso libero invece dell’ottonario.


1. Foglie

Fresche le mie parole ne la sera
ti sien come il fruscìo che fan le foglie
le foglie morte cadono a mucchi
d’autunno
sugli alberi
le foglie.

Gabriele D’Annunzio, La sera fiesolana
Jacques Prévert, Les feuilles mortes
Giuseppe Ungaretti, Soldati

2. Senza titolo

Ma il mio fedele e silenzioso amore
sorride ancora, dice grazie alla vita
che mi ha dato tanto
mi ha dato due occhi
e li occhi no l’ardiscon di guardare
tanto gentile e tanto onesta pare.
Tant’ è gentil che, quand’ eo penso bene,
l’anima sento per lo cor tremare.
Di questa donna non si può contare.

Jacques Prevert, Le foglie morte
Violeta Parra, Gracias a la vida
Dante Alighieri, Tanto gentile e tanto onesta pare, Vita Nova, cap. XXVI
Guido Cavalcanti, Io non pensava che lo cor giammai, Rime, IX
(I versi di Dante e di G. Cavalcanti non sono stati usati nello stesso ordine in cui si trovano nelle corrispondenti poesie originali.)

2011 in review

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Auguri acrostici e anagrammatici

DUEMILADODICI: un augurio acrostico e uno anagrammatico e d’amore

1.
Dovremmo utilmente evitare Maya:
ignoriamo le angosciose divinazioni,
ora danziamo, innalziamo calici,
ipnotizziamoci.

2.
Dedicai l’umido
dì a lui, D. Medicò
(caddi), mi udì e lo
udii. E m’addolcì.

Pasta madre, ovvero: Questo non è un gioco di parole

Una ragazza di 17 anni subì un grave lutto: sua madre morì, giovane, per una malattia che l’aveva colpita 6 anni prima. La ragazza aveva da poco tempo un’amica, di qualche anno più grande di lei, la cui madre faceva il pane in casa, ma non come si fa oggi con le impastatrici e i fornetti appositi: lo faceva di notte, impastando a mano e usando la pasta madre (che al paese si chiamava crescente), lo lasciava lievitare e il giorno dopo, per cuocerlo, lo portava al forno del paese, mettendo le pagnotte su una tavola di legno e la tavola di legno sulla testa. Alla ragazza di 17 anni piaceva quel pane che a casa sua non si faceva, le piaceva il profumo, che era anche il ricordo di sua nonna e di case e di donne di un altro tempo.
Al funerale c’era anche l’amica, un po’ in disparte. C’erano tanti amici. La mattina successiva, l’amica andò a trovare la ragazza di 17 anni, portando con sé una pagnotta sfornata da poco, il cui profumo leggero riempì la casa vuota.
Quelle due donne continuano a vedersi quando possono, non si sentono molto spesso, forse non la pensano allo stesso modo su tante cose, ma quel pane le ha legate per sempre.

La foto l’ho presa in prestito dal blog www.terraemadre.com

Anagrammi per Giorgio Bocca

Cibò coraggio?
Giocò co’ bragi?
Giocò? Ci garbò?
Bo’! Oggi à croci.

Auguri acrostici riciclati

Un anno fa avevo partecipato all’avventura dei Post sotto l’albero, che ho ricordato qui a ferragosto. Oggi vorrei riciclare alcune di quelle poesie. Si tratta di traduzioni acrostiche: leggendo le iniziali delle parole usate parodiando la poesia originale, si ottiene ‘Post sotto l’albero’.
Auguri.

Natale
Giuseppe Ungaretti

Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade

Ho tanta
stanchezza
sulle spalle

Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata

Qui non si sente
altro
che il caldo buono

Sto
con le quattro
capriole
di fumo
del focolare

Traduzione acrostica:

Preferisco, obliato, sostare,
trascurare strade ostiche,
trovare tepore.
Ora lasciatemi
abbioccare,
levate babbinatale
e renne,
ora.

*

Di un Natale metropolitano
Eugenio Montale

Un vischio, fin dall’infanzia sospeso grappolo
di fede e di pruina sul tuo lavandino
e sullo specchio ovale ch’ora adombrano
i tuoi ricci bergère fra santini e ritratti
di ragazzi infilati un po’ alla svelta
nella cornice, una caraffa vuota,
bicchierini di cenere e di bucce,
le luci di Mayfair, poi a un crocicchio
le anime, le bottiglie che non seppero aprirsi,
non più guerra né pace, il tardo frullo
di un piccione incapace di seguirti
sui gradini automatici che ti slittano in giù…

Traduzione acrostica:

Penduli ornamenti
sul tuo specchio ovale,
tintinnìi, trastulli.
Orpelli londinesi austeri,
luci.
Bevute evitate, rotaie, oblio.

*

Natale al Caffè Florian
Franco Fortini

La nebbia rosa
e l’aria dei freddi vapori
arrugginiti con la sera,
il fischio del battello che sparve
nel largo delle campane.
Un triste davanzale,
Venezia che abbruna le rose
sul grande canale.
Cadute le stelle, cadute le rose
nel vento che porta il Natale.

Traduzione acrostica:

Pensoso occhieggiare
sotto tettoie serenissime.
Onusti tavolini
tristemente officianti.
Libeccio, acque languide, bruma
e rose offuscate.

 

Limerick di Natale

Una donna in un luogo un po’ virtuale
e un po’ reale, volle per Natale
augurare agli amici
tanti giorni felici,
pensando che ogni scusa in fondo vale.

Limerick per il compleanno di Claudio Mercandino

Oggi è il compleanno di Claudio Mercandino, amico e compagno di giochi di parole. Questi sono i miei auguri per lui

Un mite giornalista di Torino
un giorno delirò: “Sono uno e trino!”
In realtà la sua festa
si celebrava, mesta,
poco prima di quella del Bambino.

Limerick augurale per Max Manfredi

Oggi è il compleanno di Max Manfredi, autore di canzoni ma anche di bellissimi limerick, come già si è detto qui.
Max Manfredi è genovese, e Genova è la città destinata a non comparire mai (come Genova) in un limerick.
Ad ogni modo, questo è un mio regalo piccolo per Max.

Un musico poeta in quel di Zena
compose una struggente cantilena:
cantava dei suoi anni
trascorsi senza affanni
sulle ali di una piccola falena.

Una fanfola solitaria

Ho ritrovato una fanfola che avevo mandato al forum di Golem (se ne parla qui e qui) in un momento di stanchezza dei giocatori; forse avevamo esagerato e tutti avevamo esaurito ogni energia creativa, ma io non mi volevo rassegnare.

Le fanfole pallìdano, cianfulle
non si odono nell’àrico spazzòlo.
Il giocariello sbasce nelle nulle,
svariscono parole, è un loquisolo.

Che la paura rinova pensione, Neil! (Inferno I, 1-18)

Utilizzando l’apposito strumento di Google, come già qui, ho tradotto le prime sei terzine del primo canto dell’Inferno dall’italiano al turco, dal turco all’inglese e dall’inglese all’italiano. Il risultato è questo:

Neil mezzo del Cammin nostre vite, i nostri dèi
Uno dei miei ritrovai da selva oscura
Che la diritta metro smarrita piombo.

Ai, quanto sia difficile padrona, la qualità della Cosa dir
Forse l’estate Selvaggia Aspra selva
Che La paura rinova pensione, Neil!

Che Poco Più tant’è morte dolorosa;
Ch’in del trattar io ‘ma costretto Trovan,
crudele e inumano di una prostituta glucosio v’ho l Ch’in più richieste.

Io sono, io sono così com’i John ha visto v’intrai
Quel punto completo dei tant’era sonno
Che la via abbandonai a destra.

Ma poi Ch’in, ‘sono stato devotamente Giunto mano d’un colle,
I limiti di Dove la valle Quella
Che m’avea Paura compunto il cuore degli dei,

Guarda alto, vide al di fuori del Spall le
Gia indossare il ‘Raggi del Pianeta
Mena Che Dritto Altrui ogne percorso.

    Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura
ché la diritta via era smarrita.
    Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura!
    Tant’è amara che poco è più morte;
ma per trattar del ben ch’i’ vi trovai,
dirò de l’altre cose ch’i’ v’ho scorte.
    Io non so ben ridir com’i’ v’intrai,
tant’era pien di sonno a quel punto
che la verace via abbandonai.
    Ma poi ch’i’ fui al piè d’un colle giunto,
là dove terminava quella valle
che m’avea di paura il cor compunto,
    guardai in alto, e vidi le sue spalle
vestite già de’ raggi del pianeta
che mena dritto altrui per ogne calle.

Alessandrini dell’alluvione

Ho trovato in rete versi alessandrini all’interno di alcuni articoli (ma anche di una home di Friendfeed) sull’alluvione che ha devastato la Liguria.

Fango spalato via nei / paesi devastati
Le ruspe al lavoro, / il bilancio dei morti
L’acqua è entrata in salotto / ha spostato i mobili
E tra i morti si contano / anche due bambine
La Liguria resta / con il fiato sospeso
C’è uno strano silenzio. / Piove. Non so cosa dire. (*)
Che almeno questa notte / sia clemente con Genova

(*) la seconda parte di questo distico non è un settenario, ma mi è sembrato troppo bello per doverlo sacrificare

Le fonti, dal primo verso all’ultimo:
(1) e (2) un articolo dall’Unità, 28 ottobre 2011
(3) un articolo dall’Unità,  27 ottobre 2011
(4) un articolo dal Manifesto 
(5) un articolo dal Manifesto, 05 novembre 2011
(6) e (7) Mitì Vigliero, Placida Signora,  nella sua home di Friendfeed, 5 novembre, ore 12,00 circa e 1,00 circa

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