Il chiostro maiolicato di Santa Chiara era sulla strada tra la casa in cui abitavo e l’università, a due passi dal bugnato sul quale piove, ogni tanto.
Mi ci fermavo a riprendere fiato dopo le lezioni. Era un rifugio meraviglioso di panche lucide, il silenzio improvviso, la quiete dopo la bolgia della facoltà e prima del frastuono del decumano.
Non c’era quasi mai nessuno. Ti potevi fermare a leggere sui sedili smaltati, a studiare, a fumare. Qualcuno ci rollava pure certe sigarette aromatiche. Un contrasto bellissimo tra il gotico e il rococò, tra la pace monastica e il trionfo di giallo limone e di azzurro e di verde, tra gli archi a sesto acuto e la laicissima iconografia delle maioliche.
Io so ch’amai, stanca, alti archi di orto
schiarati. Chiamata, torno. Doso laici
smalti, tronchi. Oh, oasi radicata, ciao.
(ogni verso è l’anagramma di Chiostro maiolicato di Santa Chiara)


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