Parodia montaliana: il risotto

Con questa parodia di Meriggiare pallido e assorto ho partecipato a un gioco lanciato dal blog L’officina della parola – Un libro e un blog di Stefano Brugnolo e Giulio Mozzi

Mescolare madido e assorto
un risotto ai sapori dell’orto,
annusare tra i porri e il radicchio
il Merlino che sfuma (no, è Verdicchio).

(Sulle crêpes già pronte con la veccia (*)
spiar le file di rosse formiche
ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano
a sommo di minuscole biche.)

Osservare alla fine il palpitare
delle scaglie di grana a mantecare
mentre si levano (**) d’aglio gli spicchi e
si compattano i calvi chicchi.

E fondendosi l’ultima scaglia
scoprire con triste meraviglia
com’è tutta una macchia la tovaglia.
Dov’è il promesso bianco che t’abbaglia?
A seguir le réclame non ci si piglia.

(*) La Vicia sativa pare sia commestibile.
(**) qui “si levano” va inteso come “si tolgono”

Una variante dell’ ultima strofa:

E fondendosi l’ultima scaglia
scoprire con triste meraviglia
com’è tutta una macchia la tovaglia:
a volte col bucato ci si sbaglia.
Ma è in cima il cavatappi alla bottiglia.

Anagrammi in memoria di Stefano Cucchi

All’indomani della sentenza di appello del processo Cucchi, una delle pagine più tristi e vergognose della nostra Storia, questi anagrammi vorrebbero essere un tributo alla memoria di Stefano.

Stefano Cucchi, ieri
fa echi in “t’uccisero”.

Stefano Cucchi, ieri
e finora: chi t’uccise?

Due Limerick della Leopolda

Un altro limerick della Leopolda, risalente al 2011 e ispirato da un intervento di Alessandro Baricco al convegno organizzato dall’allora sindaco di Firenze, è qui

Il capo del Governo, alla Leopolda,
rivolto alla sinistra manigolda:
«Credete che l’aifòne
funzioni col gettone!»
strillò, e fu ovazione alla Leopolda.

Il capo del Governo, alla Leopolda,
contro il nostalgico che non si assolda
sbottò: «Cerchi il rullino
per le foto? Cretino!»
quel Grande Innovatore alla Leopolda.

P.S. La rima con Leopolda è difficilissima

Poesie col prestito #1

Un nuovo esercizio di scrittura à contrainte, un po’ à la Oplepo: data una poesia celebre, bisogna prendere la prima parola di ogni verso (si può scegliere tra sostantivo, aggettivo qualificativo e avverbio) e utilizzarla nel verso corrispondente del proprio componimento. Per cominciare, ho scelto le prime quattro terzine del primo canto dell’Inferno.

Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura
ché la diritta via era smarrita.
Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura!
Tant’è amara che poco è più morte;
ma per trattar del ben ch’i’ vi trovai,
dirò de l’altre cose ch’i’ v’ho scorte.
Io non so ben ridir com’i’ v’intrai,
tant’era pien di sonno a quel punto
che la verace via abbandonai.

E questo è il risultato:

Da una finestra di casa nostra
sembra a volte di scorgere una selva
fitta poco oltre la via
e quando l’ombra arriva a questa dura
barriera di felicità selvaggia
ci viene a visitare la paura (*)
un’inquietudine amara.
Guardo il bene che è dentro
e chiudo, metto al riparo cose
chiudo bene
neanche al sonno consento
di trascinarmi per un’altra via.

(*) Grazie alla segnalazione del gentilissimo lettore Luigi Capasso, mi sono accorta di aver trasgredito alla regola che io stessa mi ero data, prendendo in prestito – per questo verso – non il primo dei sostantivi (pensier) ma il secondo (paura). Luigi aveva inteso che si dovesse prendere una sola parola di ogni verso e non la prima, ma in questo modo per me la contrainte sarebbe troppo debole, troppo poco restrittiva. Quindi, la regola rimane quella della prima parola, e questo verso può essere considerato, a scelta, errore o licenza poetica.

Anagrammi ungarettiani

Ho anagrammato due celebri poesie di Giuseppe Ungaretti. Spero che il risultato non sia troppo irriverente.

1.
Luminol,
dimmi:
son me?

M’illumino
d’immenso

2.
Gelo, bagni
uomini soli.
Scalda
future stele.

Sole mogio
balugina
stella furente
seduci.

Si sta come
d’autunno
sugli alberi
le foglie

Di versi diversi

A parte “la mente mente”, sono tutte sciarade

Paro le parole
con sunti consunti.
Son ore sonore
rischiarate. Rischi a rate
per le perle
diamanti di amanti
e rose erose.

La mente mente.
Rimedio: rime (dio!),
rime. Stare,
rimestare.

Sciara autunnale

La soluzione è in fondo, come al solito.

…oppure a Roma
un nomade asiatico
che guarda le foglie cadere

.
.
.
.
.
.
.
.
.
.

aut, unno, autunno

Sciare amorose

Le soluzioni, come sempre, sono in fondo.

1. Mi hai presa con un’esca
e sei diventato il signore
dei sentimenti:

2. una lettera, la prima,
e sapore di rossi frutti
della passione.

3. Con un’esca
e poi un suono, uno solo.
Ti dicono cieco

4. ma, al contrario
del tempo che passa,
ti dicono eterno.

.
.
.
.
.
.
.
.
.
.

1. amo, re, amore
2. a, more, amore
3. amo, re, amore
4. am, ore, amore

Sonetto archiviato nella categoria “sciocchezze”

In una conversazione su Facebook, un paio di giorni fa, notavo come fioccassero i “mi piace” alla notizia che, dopo aver pensato di scrivere un sonetto, avevo invece deciso di fare una focaccia. Il sospetto che i miei amici, con il loro apprezzamento, volessero festeggiare uno scampato pericolo, mi ha indotta ad infliggere loro questo sonetto. (Sui social network, a volte, ci si diverte molto.)

Oggi volevo scrivere un sonetto
ispirata non so da quale musa,
come per abbellire di un balletto
di rime una giornata assai confusa,

ma poi: due etti e mezzo di farina
manitoba e altrettanta doppio zero,
più acqua, sale, lievito, e in cucina
poco lavoro (non mi è parso vero).

Impasto a lievitare per tre ore,
poi nella teglia (olio sotto e sopra)
un ultimo riposo e col calore
del forno, infine, si è compiuta l’opra.

Ma come fu che quell’ispirazione,
quell’afflato confuso e indistinto
che – oserei dir – mi si leggeva in faccia

trasmutò in gastronomica pulsione?
Io non lo so, so solo che d’istinto
deragliai: dalle rime alla focaccia.


Pubblicità su questo blog

Ho scoperto che sulle pagine di questo blog potrebbero apparire messaggi pubblicitari, che io non vedo ma i lettori del blog sì. Non sono io ad aver scelto di ospitare pubblicità, e nessuno mi paga per questa ospitalità. Pare, anzi, che gli spot pubblicitari siano il prezzo da pagare a WordPress per poter tenere un blog gratuito.

Blog Stats

  • 40,776 hits

Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi per e-mail.

Unisciti agli altri 743 follower

Mail

alessandra.celano chiocciola gmail.com
Licenza Creative Commons
Piove sul bugnato by Alessandra Celano is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported License.
Based on a work at piovesulbugnato.wordpress.com.
Permissions beyond the scope of this license may be available at piovesulbugnato.wordpress.com.
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001. L'autore del blog non è responsabile del contenuto dei commenti ai post, né del contenuto dei siti linkati.

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 743 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: